I più attesi romanzi fantasy in lingua inglese del 2019

Il 2019 si prospetta come un anno ricco di fantasy: i libri in lingua inglese che stanno per invadere le librerie (straniere eh) sono così tanti che di seguito ne presenteremo solo alcuni, selezionati tra gli standalone e i primi volumi di nuove serie. Con buona pace di chi aveva già messo in cantina il fantasy classico o epic fantasy a favore del grimdark, notiamo che per quest’ultimo genere le novità saranno pochissime – spicca soprattutto l’attesissimo romanzo di Joe Abecrombie –, mentre numerosi saranno i romanzi pieni di magia, divinità oscure e creature fantastiche. Inoltre, ci sarà una forte presenza di firme femminili, con fantasy anche di stampo palesemente femminista. Ma andiamo con ordine.

 

Per il prossimo febbraio c’è grande attesa per The Ruin of Kings (Tor Books), primo volume della serie A Chorus of Dragons della statunitense Jenn Lyons, che debutta nell’epic fantasy con il tema più classico di tutti: Kihrin, figlio perduto di un principe immortale, è al centro di un’antica e infausta profezia secondo la quale il giovane non sarà l’eroe che salverà l’impero, ma colui che lo distruggerà. L’autrice non ci farà mancare nemmeno maghi, dèi, demoni e draghi in un romanzo che Publisher Weekly ha accolto molto positivamente: «C’è più mistero che azione in questo romanzo dalla trama serrata, e i suoi memorabili e caratteristici personaggi lasceranno i fan dell’epic fantasy bramosi per il secondo volume».

 

La pluripremiata scrittrice di fantascienza Ann Leckie si è lasciata tentare dal fantasy con The Raven Tower, romanzo standalone atteso per febbraio (Orbit), che ci racconterà di «dei che si intromettono nel destino degli uomini e di uomini che giocano col destino degli dei per spodestarli». In una narrazione in seconda persona, che si muove tra passato e presente, il dio noto come “The Strength and Patience of the Hill” racconta al giovane guerriero Eolo – che Publisher Weekly definisce transgender – la sua storia, tra intrighi politici e misteri che spetterà a Eolo svelare. Secondo Publisher Weekly, The Raven Tower è una «notevole opera di di maestria» che «consolida il posto della Leckie come voce potente sia nella fantascienza che nel fantasy», mentre Kirkus Reviews lo ha definito «acuto, sfaccettato e, come sempre con la Leckie, profondamente intelligente».

 

Altro standalone – che sembra in una certa misura confermare quanto previsto da Robin Hobb in un’intervista al Lucca Comics 2018, secondo cui nel fantasy ci saranno sempre più romanzi autoconclusivi, per la gioia di chi vuole leggere la fine di una storia prima di invecchiare – che ha già ricevuto il plauso di critica e molti lettori è The Priory of the Orange Tree, della giovane statunitense Samantha Shannon, nota per la sua serie YA The Bone Season (tradotto in Italia da Salani come La stagione della falce), che qui si cimenta per la prima volta nell’epic fantasy per adulti di stampo dichiaratamente femminista, con un romanzone di ben 848 pagine (se un libro è uno standalone ma è lungo come una trilogia, vale lo stesso?), in cui abbondano donne guerriere, intrighi di corte, draghi, “cavalcadraghi”, magia proibita e società segrete. Secondo Kirkus Reviews: «Shannon sceglie una più tradizionale visione della magia, in cui la luce combatte l’oscurità» in una «celebrazione del fantasy che mescola moderna ideologia con tropi classici». Anche questo in uscita a febbraio (Bloomsbury).

 

Un romanzo a quanto pare strapieno di magia ed esseri non umani, The Gutter Prayer, primo volume della serie The Black Iron Legacy di Gareth Ryder-Hanrahan (Orbit), esce a gennaio e come i suoi predecessori lo fa con il favore della critica. Tre ladri – un’orfana, un ghoul e un uomo destinato a trasformarsi lentamente in pietra – finiscono, loro malgrado, in una guerra magica che va avanti da secoli tra antiche creature, maghi e umanità. La storia si ambienta tutta in una città, in cui i tre compagni per caso dovranno sopravvivere, svelare oscure verità e sventare una pericolosa cospirazione. Secondo Publisher Weekly, un libro «cupo ma divertente, che bilancia idee nuove con tropi familiari in una storia soddisfacente».

 

Ora passiamo a un vero pezzo da novanta, il re del grimdark Joe Abercrombie, che a settembre esce con il primo volume, A Little Hatred (Gollancz/Orbit), della nuova trilogia, ambientata circa 30 anni dopo le vicende di Last Argument of Kings, quindi sempre nell’universo della Prima Legge. Vi troveremo vecchi e nuovi personaggi e un mondo in trasformazione, in piena rivoluzione industriale. Conosceremo finalmente la “figlia” di uno dei personaggi più amati di sempre, Savine dan Glokta, donna di mondo e forti ambizioni; Orso, il figlio (specializzato in delusioni) di re Jezal, Leo dan Brock, affamato di gloria e battaglie, e diversi altri personaggi, in una storia in cui «sorge l’era delle macchine, ma quella della magia rifiuta di morire». Chissà se Mondadori ne acquisterà di diritti?

 

Nora K. Jemisin, forte dei premi incassati con la trilogia The Broken Earth, si dà all’urban fantasy con The City We Became, ambientato a New York e la cui uscita è prevista per il settembre prossimo (Orbit). Ne sappiamo poco, non c’è ancora una trama ufficiale, ma in un’intervista su Vulture.com la scrittrice afroamericana ha anticipato di aver preso spunto dai mostri tentacolari di Lovecraft, maltrattando un po’ il grande autore weird per la sua paura del diverso. Staremo a vedere.

 

A maggio avremo invece un nuovo romanzo di Guy Gavriel Kay, A Brightness Long Ago (Berkley Books), un fantasy la cui ambientazione richiama l’Italia del primo Rinascimento, con protagonisti una guaritrice determinata a sfidare il destino, il frivolo ma affascinante erede di un’immensa fortuna, un potente leader religioso non tanto devoto e due comandanti militari, avversari da una vita. Anche questo sembra uno standalone.

 

E torniamo all’epic high fantasy dichiaratamente femminista con The Women’s War (Del Rey Books) di Jenna Glass, primo volume di una serie omonima, previsto per il prossimo marzo. Un incantesimo rivoluzionario conferisce alle donne la capacità di controllare la propria fertilità, con conseguenze che fanno tremare le fondamenta delle società patriarcale in cui vivono. Una delle due protagoniste principali è Alys, vedova e madre di due adolescenti, nonché figlia diseredata di un re, che scopre di avere talento non solo per la politica ma anche per la magia, prima riservata solo agli uomini. L’altra è la più giovane Ellin, ascesa inaspettatamente al trono dopo la morte improvvisa di suo nonno, il re. L’usanza vorrebbe che si spossasse subito per poi lasciare il trono al marito, ma Ellin ha altri progetti…

Secondo Publisher Weekly, il «notevole romanzo della Glass si distingue sia come commentario sociale su questioni contemporanee quali indipendenza corporale, gender e potere sociale, sia come rivendicazione femminista fantasy, che si manifesta attraverso un’intrigante impostazione epic fantasy basata su un sistema magico accuratamente delineato». «Aspetti personali e politici della storia si fondono armoniosamente a fornire una storia ad alta energia con uno slancio in avanti verso il prossimo volume». Secondo Kirkus Reviews, invece, il romanzo soffre di un worldbuilding che manca di profondità, il che sarebbe un difetto non da poco.

 

Per concludere, abbiamo un epic fantasy che è stato definito il Trono di Spade africano (aiuto!), Black Leopard, Red Wolf, dello scrittore giamaicano Marlon James, primo volume della trilogia The Dark Star (Riverhead Books), atteso per febbraio. Così si è espresso Neil Gaiman nell’endorsement a questo libro: «Black Leopard, Red Wolf è il tipo di romanzo che non mi sono mai reso conto mi mancasse finché non l’ho letto. Una pericolosa, allucinatoria, antica Africa, che diventa un mondo fantasy ben realizzato come qualcosa fatto da Tolkien, con un linguaggio potente come quello di Angela Carter. È profondo e astuto come Gene Wolf, più sanguinoso di Robert E. Howard e di tutto Marlon James. È qualcosa di nuovo che sa di antico, nel senso migliore». Toccherà leggerlo, voi che ne dite?

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