L’uomo delle rune, di Peter V. Brett

Pubblicato negli Stati Uniti nel 2008, The Warded Man (The Painted Man nella versione UK) è il primo romanzo del fortunato “Ciclo del Demone” (The Demon Cycle) dello statunitense Peter V. Brett, tradotto in molti paesi e ora anche in Italia da Mondadori come L’Uomo delle Rune. In verità, era già stato presentato ai lettori italiani nel 2011 da Newton Compton Editori, con il titolo Il Guardiano dei Demoni, ma la serie era stata interrotta e pressoché dimenticata. Nel frattempo, l’autore ha terminato la quadrilogia, mietendo successi e annunciandone un seguito, di prossima uscita. Mondadori, nella bella collana Oscar Fantastica, ha rilanciato da poco la scommessa, riproponendo l’opera con una nuova traduzione, un’accattivante veste grafica e una giusta dose di pubblicità.

In un mondo arretrato e terrorizzato dai coreling, demoni mostruosi vagamente ispirati alla mitologia araba dei Jinn, che quando calano le tenebre salgono dal Fulcro (il Core in originale) per divorare qualsiasi cosa vivente, invincibili e inarrestabili, tre ragazzi molto diversi dovranno trovare il coraggio di ribellarsi alle costrizioni sociali e dare una nuova speranza all’umanità. L’Uomo delle Rune è un suggestivo romanzo di formazione che coniuga in modo intrigante il fantasy occidentale con il sapore delle atmosfere arabe, attraverso le vicende di protagonisti ben delineati. Cupo, impietoso nella raffigurazione della società umana e delle umane debolezze, non scontato nella trama e coinvolgente fino all’ultima pagina, questo primo volume promette di essere l’inizio di una delle saghe fantasy più originali degli ultimi anni, e siccome il ciclo ormai è concluso – e chi scrive non ha resistito a dare un’occhiata ai volumi successivi –, sappiamo già che i personaggi aumenteranno così come i punti di vista, sia maschili che femminili. Per ora, la scena viene rubata dalla forza disperata e rabbiosa di Arlen, il vero protagonista della storia, ma ci si appassiona anche alla crescita di Leesha, alle prese con un mondo patriarcale e soffocante, e un po’ meno a quella di Rojer, che deve ancora crescere, sotto tutti i punti di vista

Tecnicamente parlando, Brett riesce a dare tutte le informazioni necessarie al lettore per comprendere e calarsi nel suo mondo, senza quasi mai cadere nella tentazione delle comode ma estranianti infodump. Il pezzo forte del romanzo, naturalmente, sono i coreling, di cui sappiamo poco, ma al cui riguardo l’autore semina sapientemente degli indizi nell’arco di tutta la narrazione, suggerendo che dietro al mistero della loro natura ci sia molto più di quanto non sappiano i personaggi, e quindi il lettore.

Il giorno e la notte si confrontano in questa storia, nella migliore tradizione dell’epic high-fantasy classico, ma se i demoni sembrano davvero l’incarnazione del Caos, e dunque del Male, l’umanità, spesso debole e meschina, può davvero ergersi a rappresentante del Bene?

Brett riesce a proporre l’archetipo del salvatore, qui il Liberatore, incanalandolo in una direzione diversa di quella che ci si aspetterebbe e quando si finisce il libro, la voglia di cominciare subito il successivo potrebbe essere tanta. Ma non temete, la Mondadori ha promesso la pubblicazione del seguito, The Desert Spear, indicativamente per il novembre 2019… Novembre 2019?! C’è troppo da aspettare! Speriamo lo pubblichino prima.

 

L’Uomo delle Rune

di Peter V. Brett (traduzione di Marcello Jatosti)

Ed. Mondadori (Oscar Fantastica); pp. 504.

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