Le donne, la fantascienza e il fantasy

Le donne da sempre hanno dimostrato di amare la Fantascienza e il Fantasy scrivendone molto e molto bene (e anche leggendone molto come si intuisce dalla presenza di un folto pubblico femminile assai attivo in questo “gruppo”).

In tempi bui (chiamiamoli così) per il nostro genere preferito non si può pensare di fare a meno di loro per vedere di invertire la tendenza.

Insomma: nicchia nella nicchia, ho la sensazione che il target femminile possa dare parecchie soddisfazioni sia dal punto di vista della cose da pubblicare sia da quello del seguito che le loro opere possono avere da parte del pubblico delle lettrici (che, ripeto, secondo me è molto nutrito e attento).

Le donne hanno dimostrato di saper scrivere eccellente FANTASCIENZA, a cominciare da una antesignana, quella Mary Wollstonecraft Shelley che ci ha regalato un libro epocale in tutti i sensi, ovvero il FRANKENSTEIN uscito dalla sua fantasia la famosa notte della gara con il consorte Percy Bisshe Shelley, con Lord Byron e il suo segretario John William Polidori (che scrisse IL VAMPIRO). Aggiungo che la Shelley avrebbe successivamente dato alla stampe L’ULTIMO UOMO, un apocalittico che ha il the end ultimativo nell’anno 2100, e che molta critica considera come la sua opera migliore.

FRANKENSTEIN fu pubblicato nel 1818, ed è l’anno che Brian William Aldiss indica come la data di nascita della SF. Si può essere d’accordo o meno: per me la Shelley e quel FRANKENSTEIN, se proprio vogliamo tornare così indietro nel tempo (cioè prima di Jules Verne e Herbert George Wells), se la giocano con l’Edgar Allan Poe di MELLONTA TAUTA, LA CONVERSAZIONE DI EIROS E CHARMION e del finale “sospeso” del GORDON PYM (cui Jules Verne pensò bene di dare un seguito con LA SFINGE DEI GHIACCI). Comunque sia, Brian Aldiss argomenta molto bene la scelta nel suo saggio UN MILIARDO DI ANNI apparso qui da noi ad inizi ’70 per la DELTA di SUGAR in una edizione bella ma purtroppo da dimenticare per colpa di una traduzione a dir poco terribile.

Ma eccole qui le “mie” scrittrici, quelle che ho letto e in molti casi amato.

Per iniziare la mia prediletta Catherine L. Moore e poi di seguito (senza un ordine preferenziale, tanto sono tutte molto valide, parere mio) Leigh Brackett, Marion Zimmer Bradley, Zenna Henderson, Andre Norton, Joanna Russ, Judith Merril, Kate Wilhelm, Joan D. Vinge, J. Hunter Holly, Ursula K. Leguin, Carolyn Cherryh, Vonda McIntyre, James Tiptree/Alice Sheldon, Sheri S. Tepper, Patricia Anthony, Eleanor Arnason, Anne McCaffrey, Tanith Lee, Elizabeth Moon, Joan Slowzenskj, Lois McMaster Bujold, Octavia Butler, Nancy Kress, Connie Willis, Gwyneth Jones, Nicola Griffith.

Aggiungo anche quelle meno lette qui da noi perché hanno scritto più che altro narrativa breve (e si sa che i racconti in Italia da sempre contano meno lettori): Carol Emshwiller, Idris Seabright, Katherine MacLean, Margareth St. Clair, Pamela Sargent, Naomi Mitchison, Mary Soon Lee.

Dimenticavo: abbiamo anche due donne insignite dei premi Nobel (per una volta giusti fra molti sui quali è lecito dissentire) che si sono cimentate con tematiche SF (distopie), ovvero la sudafricana Nadine Gordimer (leggetevi il suo LUGLIO con un ucronico apartheid a rovescio) e la britannica Doris Lessing per la quale c’è da ringraziare FANUCCI che ha pubblicato tutta la sua produzione SF, da MEMORIE DI UNA SOPRAVVISSUTA, al ciclo di CANOPUS IN ARGOS.

Infine altre che hanno scritto più che altro Fantasy, sovente eccellente: Patricia McPhlip, Joy Chant, Roberta Mc Avoy, Morgan Llywelyn, Diana L. Paxson, Mercedes Lackey, Barbara Hambly, Jennifer Roberson, Katharine Kurtz, Katherine Kerr, Ann Marston, e, oggi, la più brava di tutte (parere mio), quella Robin Hobb che mi decisi a leggere dopo aver letto un’intervista a George R. R. Martin che la consigliava (non potevo non fidarmi del giudizio di Martin e infatti non me ne sarei affatto pentito: il ciclo dei MERCANTI DI BORGONOVO con navi, pirati e gli immancabili draghi, l’ho letteralmente divorato, ma mi è piaciuta molto anche la trilogia dei LUNGAVISTA).

Ah, forse ci sarà chi storce la bocca, ma nutro un debole anche per una certa Jacqueline Carey e per quei suoi romanzi impregnati di algolagnia (cicli di PHEDRE e di IMRIEL, il suo primo PUBBLICATO, IL DARDO E LA ROSA, vinse un Locus Award per la migliore opera prima).

Allungate pure gli elenchi se vi fa piacere (colmerete le mie lacune), comunque sia sono un bel numero e molte fra queste hanno trovato giustamente spazio nelle nostre letture meritandoselo ampiamente. Sono quasi tutte autrici pluripubblicate qui da noi con qualche eccezione e credo sia giusto non dimenticarle, anzi vedrei bene una ricerca di inediti per molte di loro (e di roba inedita ce n’è tantissima, lo dimostra il “gruppo” dedicato alla “divina” Tanith Lee).

In tempi recenti un “curatore” di solida fama ha proposto a un “gruppo” di suoi fedelissimi svariati referendum sugli autori e sulla loro bibliografia (sia romanzi sia narrativa breve) per mettere a punto eventuali strategie di rilancio delle sue collane avvalendosi delle preferenze pervenute. Personalmente, puntando ai “nuovi” perché ero sicuro che non lo avrebbero fatto i suoi fans legati alle sue scelte “classiche” (troppo a parer mio), gli ho segnalato autori che non ha mai pubblicato, fra i maschietti Iain M. Banks, Allen Steele, Walter Jon Williams, Robert Charles Wilson, James Patrick Kelly, Robert Reed e fra le donne autrici come Kage Baker, Catherine Asaro e Kristin K. Rush.

La risposta è arrivata e me l’aspettavo: cioè che tutti quelli che gli avevo segnalato erano nella lista di quegli autori che gli davano “violenti attacchi di orticaria”, il che mi può stare anche bene perché è senz’altro lecito discordare nei pareri a patto però che siano fondati su effettive letture e non per partito preso (insomma, ammetteva di non aver mai letto uno come Banks).

Resto della mia idea: così come gli altri che gli avevo consigliato (per me validissimi) quelle tre non sono scrittrici banali e il mio giudizio coincide con quello di molti lettori e critici che le hanno pluripremiate (Hugo, Nebula, Locus e Sturgeon Awards, World Fantasy…).

Di Kristine K. Rush avevo letto sulla ODISSEA del compianto Viviani IL RECUPERO DELL’APOLLO 8 che mi era piaciuto moltissimo, poi ho fatto indigestione di tutti i suoi racconti pubblicati nella BUDSL appartenenti a due cicli, quello del DIVING UNIVERSE (comprendente UN TUFFO NEL RELITTO, STEALTH, LA STANZA DELLE ANIME PERDUTE, BASE DI SETTORE VENICE), e quello del L’ARTISTA DEI RECUPERI (con appunto L’ARTISTA DEI RECUPERI, IL CERCATORE DI TESORI, PAAVO DESHIN) ed ho avuto conferma trattarsi di una scrittrice coi fiocchi, con molte idee e capace di sorprendere (a mia ricordanza non avevo mai letto niente di altrettanto valido e originale su tematiche relative agli “aspetti legali futuri” e la Rush lo fa sviscerando con bravura quelli legati alla clonazione in un contesto multirazziale).

Mi è molto piaciuta anche Kage Baker le cui storie sulla COMPAGNIA DEL TEMPO (i romanzi pubblicati da URANIA e le novellas ancora su ODISSEA) sono intelligenti e briose grazie a quella capacità di coinvolgere nelle vicende personaggi storici di ogni epoca (secondo me racconti come BENVENUTO NELL’OLIMPO SIGNOR HEARST! e L’IMPERATRICE DI MARTE sono dei veri gioiellini).

Quanto a Catherine Asaro, il suo PONTE SULL’ABISSO (sempre su ODISSEA) ha (parere mio) tutte le carte in regola per essere considerato uno dei migliori racconti apparsi negli ultimi tempi (però ho lasciato a metà LA ROSA QUANTICA pubblicato da ARMENIA su NUOVA GALASSIA anche se ha vinto il Nebula). La Asaro è brava a mischiare SF e romance e questo penso le abbia assicurato il gradimento del pubblico femminile (un po’ come la Meyer che nella sua saga di TWILIGHT ha contaminato il “rosa” con i vampiri).

Infine ce ne sono altre due che terrei in considerazione: K. J. Simmons e Karen Joy Fowler.

La prima l’ha editata FANUCCI con quel suo PETALI E SANGUE che ho trovato molto intrigante per certe atmosfere weird western, poi più nessuna traccia (non so se quel titolo abbia venduto qui da noi, fatto sta che attualmente risulta fuori catalogo e non ordinabile sul sito della casa editrice, per cui…).

Di Karen Joy Fowler NERI POZZA diversi anni fa ha pubblicato un suo romanzo, IL CLUB DI JANE AUSTEN, (bestseller negli USA ma accolto molto bene anche qui da noi). Mi direte: e questo che c’entra? C’entra, perché era la vicenda di cinque “donne in crisi di nervi” che cercavano di reagire ai loro stress con riunioni periodiche dedicate alla lettura dei libri della loro amata Jane Austen. Sull’onda della moda cinematografica che vede la Austen spunto costante di Hollywood, da questo libro (che non ho letto, ma mia moglie sì e l’ha molto apprezzato) è stato tratto un film con lo stesso titolo (che ho visto e mi è molto piaciuto) dove si raccontava di come nel Club finisse per infiltrarsi un maschietto che della Austen non sapeva niente ma che si scopriva essere un grandissimo cultore della SCIENCE FICTION, uno che sapeva tutto di Ursula Leguin e citava THE LEFT HAND OF DARKNESS e THE DISPOSSESSED a tutto spiano. Anche chi non l’ha visto o non ha letto il romanzo avrà già indovinato il finale di questo kammerspiel delizioso dove il gineceo finiva per comprendere che si può leggere anche altro (e forse di meglio) grazie a quel maschietto che poi coronava la sua storia d’amore con la più tosta e sexy delle cinque, interpretata da Emily Blunt, attrice che mi piace parecchio. La Blunt era a fianco di Benicio Del Toro nel bellissimo SICARIO di Dennis Villeneuve, il regista di ARRIVAL che spero avrete visto non fosse che per capire come Villeneuve è riuscito a trasporre in un film un racconto bello ma difficile come STORIE DELLA MIA VITA di Ted Chiang. Sempre Villeneuve ha diretto anche l’attesissimo sequel di BLADE RUNNER (buono e, se perde il confronto con il primo, è solo perché gli mancano Rutger Hauer e il suo “ho visto cose che voi umani…”). Ancora la Blunt è stata protagonista insieme a Tom Cruise di uno dei migliori SF movies di questi ultimi anni, EDGE OF TOMORROW – SENZA DOMANI (film che alle tematiche Dickiane deve moltissimo). Tornando a IL CLUB DI JANE AUSTEN posso dire che è puro mainstream e che è la sua unica cosa pubblicata qui da noi (almeno credo), ma la sua autrice scrive anche SF e Fantasy e so per certo che ha fatto incetta di Nebula e World Fantasy Award con la sua narrativa breve.

Fra le ultime leve, infine, vedo che hanno un discreto seguito Ann Leckie, Linda Nagata, Beckie Chambers, Aliette De Bodard, Jennifer Marie Brissette e la pluripremiata Nnedi Okorafor. Ho letto poco di queste: delle prime quattro posso dire che ho lasciato a mezzo le cose che avevo iniziato, diciamo che non mi convincevano e non mi avvincevano, insomma avevo altre aspettative, mentre la Brissette e la Okorafor le conosco solo per sentito dire ma mi incuriosiscono e vedrò di rimediare.

Ma, al di là dei miei pareri (confutabilissimi), il dato di fatto è che le donne non demordono, che continuano ad essere presenti con la loro sensibilità e, se vogliamo, la loro diversità.

Una troppo lunga tirata (scusatemi) per dire che non sottovaluterei le potenzialità del target femminile, anche in considerazione del fatto che le donne sanno essere complici più di noi e sanno utilizzare il “passaparola” al meglio.

Per fare un esempio, mia moglie ha convinto tutte le sue amiche ad acquistare e leggere i romanzi della canadese Margaret Atwood, L’ULTIMO DEGLI UOMINI, L’ANNO DEL DILUVIO, L’ALTRO INIZIO, nonché l’arcinoto THE HANDMAID’S TALE che sono pura SF (da IL RACCONTO DELL’ANCELLA sono stati tratti diversi anni fa un buon film di Völker Schlöndorff con Natasha Richardson, Robert Duvall, Faye Dunaway e recentemente un serial TV molto bello che ha vinto un sacco di Emmy ed è andato in onda anche qui da noi).

Sulla Atwood ho letto diverse critiche da più parti per il suo rifiuto (o non gradimento) di essere considerata una scrittrice di Fantascienza.

Non le condivido affatto. Personalmente ho avuto il piacere di assistere l’anno scorso nella mia Firenze, Cenacolo di Santa Croce, a una sua conferenza quando ha ricevuto il Premio Gregor von Rezzori/Città di Firenze: la signora ha tenuto una letio magistralis della durata di un’ora durante la quale ha anche parlato dei suoi tanti debiti con la Fantascienza e la letteratura di genere letta da adolescente.

Non ne ha dunque preso le distanze e d’altronde mi pare un atteggiamento logico e giusto questo suo non volersi vedere “incasellata”, visto che la sua bibliografia consta di più di 50 libri tra romanzi e racconti (mainstream a parte i 4 titoli citati), nonché poesie e saggi (fra i quali uno dedicato proprio alla SF, IN OTHER WORLDS: SF AND THE HUMAN IMAGINATION, purtroppo non tradotto qui da noi).

Il suo L’ASSASSINO CIECO, probabilmente la cosa migliore che ha scritto, è un “giallo” e non per questo sarebbe giusto definirla una giallista.

Credo lo stesso valga per la Gordimer e la Lessing anche se quest’ultima, quando le chiesero quali dei suoi libri considerasse il più importante, scelse proprio la serie fantascientifica di CANOPUS IN ARGOS. Per non parlare di Kurt Vonnegut jr. che, pur nato e cresciuto nel settore, se ne affrancò abbandonando il “genere” da LA COLAZIONE DEI CAMPIONI in poi. Un altro è Robert Silverberg che, dopo tutta una serie di opere memorabili (romanzi e racconti), a un certo punto smise di scrivere SF (salvo poi tornarvi) perché cominciava ad avere ambizioni letterarie maggiori (e lo si capiva leggendo romanzi come il suo MUTAZIONE ispirato a Joseph Conrad e VACANZE NEL DESERTO).

Ma basta, mi sono perso, e per farmi perdonare concludo con una postilla “dedicata”, sempre a favore delle “signore”, che, ribadisco, non mi paiono da meno della loro controparte nel tenere alto quel poco d’interesse per il fantastico rimasto qui da noi e nel promuoverlo.

Lo faccio molto volentieri citando due cose:

in primis la partecipazione, convinta (e convincente) nei “gruppi” ROMANZI DI FANTASCIENZA e gli altri che cerco di seguire con attenzione, di signore/signorine brave e competenti come Mariateresa Botta, Tea C. Blanc, Sara Benatti, Artemisia Birch, Lavinia Pallotta e altre che spero non me ne vogliano se sfuggono alla mia memoria;

poi l’esistenza di ITALINKLINGS, ovvero un “gruppo di saggisti” del quale ho trovato menzione nelle mie frequentazioni e di cui fanno parte una ventina di membri di cui due soltanto sono maschietti (vedrò di seguirlo se, come spero, si avranno notizie della loro attività).

 

P.S.

Scriveva Kurt Vonnegut jr, rivolgendosi agli scrittori di SF (e non credo si riferisse solo a quelli di genere maschile):

«Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che cí fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l’Inferno.» (DA DIO LA BENEDICA, SIGNOR ROSEWATER, 1965)

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