Neverwhere, confessioni di un “gaimaniaco”

Che sta accadendo?” bisbigliò Richard.
“Il buio sta accadendo” spiegò con calma la donna vestita di pelle. “La notte sta accadendo. Stanno accadendo tutti gli incubi che emergono al calare del sole, fin dai tempi delle caverne, quando ci si rannicchiava gli uni accanto agli altri alla ricerca di calore e sicurezza. “Ora.” disse loro “Questo è il momento di avere paura dell’oscurità.”

 

Ebbene sì, lo confesso, sono un gaimaniaco. Amo questo multiforme scrittore che mi ha deliziato nei suoi libri, nelle sue sceneggiature di fumetti, nei film che hanno tratto dalle sue opere. A un certo punto tra me e i suoi scritti è scattata un’alchimia particolare, come se mi avesse colpito con un incantesimo e ora sto raccattando opere varie con la sua firma. Non molti anni di età ci separano e la vicinanza generazionale probabilmente ha aiutato, oltre a una comune insana passione per Batman.

Gli scrittori che mi hanno deliziato nei miei tanti anni di lettore sono fortunatamente numerosi, ma alcuni in particolare mi hanno affascinato per la loro abilità nella narrazione, io li definisco “disegnatori di parole”, persone che riescono a costruire pensieri e immagini che contemplo più volte ammirato, semplici brani, per cui venderei l’anima per saperli emulare. Non dico scrivere romanzi o antologie come loro, solo un branetto. Sogni.

Tanto per citare qualcuno diciamo Bradbury, Simmons, Miéville e, naturalmente, il buon Neil Gaiman.

Cosa mi affascina in lui? Avete presente quelle belle pietre che in montagna si scaldano lisce e pulite sotto al sole? Poi le rivoltate e sotto ci trovate vermi, centopiedi, ragni, putridume assortito. E terra scura. Oscura, meglio.

Così è la narrativa di Gaiman, ti delizia, ti fa sorridere, ridere e poi di colpo ti precipita nel buio, nell’oscurità che ti si spalanca davanti all’improvviso. Un’oscurità malvagia, che assorbe e uccide anche i suoi personaggi. Entrare nelle sue storie è bello, ma anche pericoloso.

Riprendendo una famosa frase di Ursula K. Le Guin, Gaiman parla con draghi, fate, folletti e déi, parla il linguaggio della notte, in un mondo per metà fatto di luce e per metà fatto di tenebre. Ma forse più di tenebre.

E arriviamo ora al cuore dell’articolo, curiosamente prendendo Gaiman quasi di striscio, anche se il responsabile sommo resta lui. La versione grafica di Nessun Dove (Neverwhere), sceneggiata da Mike Carey, disegnata da Glenn Fabry, il tutto con la consulenza di Neil Gaiman.

Nato come serie televisiva (1996), il romanzo che nacque in contemporanea, ebbe una vita particolare, rivisto diverse volte e ampliato fino alla terza versione. Esiste anche un adattamento radiofonico della BBC (2013) con James McAvoy, Natalie Dormer, Christopher Lee e Benedict Cumberbatch.

La versione a fumetti è del 2005.

D’accordo che già il romanzo riempie gli occhi di immagini, ma devo confessare che ho apprezzato anche questa versione. Decisamente belli i disegni di Fabry che ci trasportano a Londra Sotto, ad attraversare il Ponte della Notte con Croup e Vandemar che ci inseguono, a combattere con la Bestia, accompagnando un’affascinante Porta nel suo viaggio.

Solo le cover dei 9 capitoli in cui era stata suddivisa la storia nelle sue iniziali uscite valgono l’acquisto. Certo il romanzo è stato adattato alle esigenze della versione grafica, manca qualcosa e qualche personaggio non compare, ma accanto al romanzo originale ci sta benissimo.

Con quell’affascinante scelta tra il grigiore della realtà alla luce del sole e la pienezza di vita e di pericolo dell’oscurità del mondo di Sotto.

Tornerò presto con altro di Neil Gaiman. Vi aspetto. Nell’Oscurità, ovviamente…

 

Neil Gaiman presenta:

NESSUN DOVE (Neverwhere) 2005-2006, pubblicato in origine da Vertigo DC Comics come Neverwhere 1-9

Mike Carey: Testi

Glenn Fabry: Disegni / Copertina

Tanya e Richard Horie: Colori

Edizione italiana: Vertigo Lion

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