Lo spirito della fantascienza – Bolaño & Company, a cura di Giancarlo Fallai

Ho un rapporto epistolare/epocale con Ugo Malaguti (alti e bassi, ci siamo spesso scontrati, opinioni diverse, ma rispetto reciproco) e questa mia risale al gennaio di quest’anno.

Può interessare al “Gruppo”, anzi ai “Gruppi” perché parlo di Farmer e Vance e anche di molti altri…

E’ un po’ lunghetta, scusatemi.

Giancarlo Fallai

 

Questa mattina con mia moglie a spasso in centro e prima sosta scorribanda obbligata in libreria come da tempo non ci succedeva (da un anno abbiamo entrambi il Kindle). Nessuna intenzione di comprare alcunché, solo voglia di aggiornarsi sulle novità e soprattutto smania di esplorare un po’ di copertine.

Girovago fra i pancali riassaporando odori (di carta, tanta carta) che mi mancavano, leggo qualche risvolto senza trovare niente che mi convinca, mi soffermo solo (e a lungo) davanti a uno splendido volumone (costosissimo) dedicato all’opera di Milo Manara (ma la possiedo quasi al completo), lo soppeso e sfoglio, e sì, sono un po’ indeciso perché ne varrebbe la pena…

Epperò no, non è il caso di dissanguarmi, e poi dove lo metto un libro di quelle dimensioni se non ho più uno scaffale che sia uno capace di contenerlo?… okay ci penserò, darò un’occhiata su Amazon o IBS e magari lì si paga anche meno, oppure me lo faccio regalare dai miei figli per il mio compleanno che, ahimè, è così vicino…

Visita finita, basta, si può andare.

“Andiamo, Ornella…”, la chiamo, e lei: “Sì… ma questo l’hai visto?” e mi indica una pila di ADELPHI, dove, in cima, campeggia un piccolo tomo smilzo, bianca e poco attrattiva copertina…

Ma l’invito è giusto e il mio occhio corre al nome dell’autore, lo individua e… oh, mamma mia non ci posso credere… quello lì, davanti a me, è nientemeno che un ROBERTO BOLAÑO e il titolo lì sotto è, ed ha, qualcosa di magico: LO SPIRITO DELLA FANTASCIENZA.

Ma come? com’è possibile? BOLAÑO che scrive SF? ma quando mai?…

E invece sì, proprio lui, BOLAÑO, un inedito, una riscoperta recente, fresco di stampa anche qui da noi… e io, io che mi picco di sapere tutto sulle uscite per aver navigato il web tutti i giorni… io, io che non ne sapevo nulla…

Grazie, GRAZIE, Ornella.

 

Un’occhiata al risvolto per capire due cose: la prima che quello che ora ho in mano è davvero SCIENCE FICTION, la seconda (e mai me lo sarei immaginato) che lo scrittore cileno ne era un cultore, anzi di più, un vero maniaco, e che questo suo libro è infarcito di rimandi e – udite, udite – di lettere da lui scritte e inviate ai suoi miti (che sono anche i miei, anzi i miei e i tuoi): URSULA KROEBER LE GUIN, FRITZ LEIBER, ROBERT SILVERBERG, JAMES TIPTREE JR., PHILIP JOSÉ FARMER, per citare quelli cui scrive.

Visto, preso e pagato (18 euro, libretto di 200 paginette) è tutto dire.

Ornella che, usciti dalla libreria, mi prende e mi tiene a braccetto guidandomi in un percorso a ostacoli in mezzo alla gente mentre ci aggiriamo per la via piena di negozi, lei che ogni tanto si sofferma davanti alle vetrine ad occhieggiare cose dagli sconti irripetibili ma che la lasciano indifferente, io che cammino con gli occhi bassi, infissi sulle pagine, e nel mentre le divoro, sia che si facciano soste (benedette perché da fermo leggo meglio) o meno.

Finisce il raid consumista e non abbiamo acquistato nulla (brava moglie mia), salvo questo libro shock di cui sono già giunto quasi a metà in poco meno di un’ora (brava ancora a lei che me l’ha fatto scoprire).

E si torna a casa…

Ornella che imbandisce il pranzo e mi chiama: “Dài, vieni, o gli spaghetti al pesto li mangi scotti.”

Eh, no, fìa mai, ed allora, sebbene a malincuore, ecco che mi concedo alla pausa mangereccia per saziare altri appetiti.

Ma poi, due ore dopo, the end, fine storia: libro DIVORATO (come gli spaghetti).

Non ti dirò del romanzo, solo che è praticamente una “non trama”, dove di SF ci sono pochi accenni, tutt’al più brandelli lisergici (“topi mutanti che corrono sul soffitto”, “tavoli costruiti con libri di fantascienza”) e il pretesto, se così posso definirlo, di un protagonista che lavora alla “bozza di un romanzo di fantascienza” e di questo scrive ad Ursula Leguin, raccontandogli di sé.

Ma Bolaño è BOLAÑO, da molti idolatrato per quella sua scrittura labirintica, anarchica, un rosario sgranato di parole, e per quelle sue storie che hanno molto del “noir”, del “pulp” (e anche dello “splatter”, tanto che – ci giurerei – è uno che piace o piacerebbe parecchio a Quentin Tarantino) e lo hanno reso un vero e proprio fenomeno letterario, mitizzato forse fin troppo da troppi lettori.

Personalmente non amo alla follia la letteratura sudamericana, la trovo spesso artificiosa e ampollosa.

Oh, sì, certo che li ho letti Garcia Marquez, Vargas Lllosa, Cortazar, Bioy Casares e anche Coelho e la Allende, ma non mi fanno impazzire, li trovo troppo influenzati da autori come William Faulkner, James Joyce e Virginia Woolf per preferirli a quest’ultimi, e in definitiva ritengo che il solo davvero “grande” e “unico” (fra quelli di laggiù) sia JORGE LUIS BORGES, quello di FICCIONES e L’ALEPH.

Però, per quel poco che ne ho letto (i SELLERIO, ma mi mancano quasi tutti gli ADELPHI, salvo quest’ultimo), BOLAÑO mi soddisfa, non foss’altro per certi suoi risvolti narrativi (vedi sopra) e tematiche alla Kafka (che poi sono gli stessi che mi attraggono in Borges e me lo fanno/fecero amare dopo aver letto LA BIBLIOTECA DI BABELE ne LE MERAVIGLIE DEL POSSIBILE grazie a Sergio Solmi).

E oggi, digerito questo suo ESPRIT (sì, in francese, il vocabolo rende di più, ha più sapore), BOLAÑO me lo trovo ancor più sintonico perché della FANTASCIENZA in questo suo libro c’è davvero tutto quanto LO SPIRITO.

La FANTASCIENZA pervade il libro, la FANTASCIENZA vi trasuda, la FANTASCIENZA la si respira in quelle deliranti missive scritte ai “nostri” (miei e tuoi, intendo) autori di vaglia: a FRITZ LEIBER, a ROBERT SILVERBERG, a PHILIP JOSÉ FARMER, e poi due a URSULA LEGUIN e ancora due a ALICE SHELDON/JAMES TIPTREE JR. (che Bolaño sa perfettamente essere la stessa persona e glielo dice), nomi che ti ripeto perché mi ci riempio la bocca.

Sono i suoi idoli, li ha letti ed evidentemente riletti e adorati, lui diciassettenne Allendiano, transfuga a Città del Messico da Santiago del Cile, che prende le distanze dalla politica USA pro Pinochet dittatore, chiedendo aiuto ad un fantomatico (ucronico?) “comitato a sostegno dei paesi del Terzo Mondo e in particolare dell’America Latina” e che sarebbe a sua detta composto da SCRITTORI NORDAMERICANI DI FANTASCIENZA.

E A CHI può chiederlo aiuto SE NON A LORO? che sono (e lui li pensa, ne ha la percezione) quelli “fuori dal coro”, i più aperti a sposare le istanze dei suoi soggiogati compatrioti e sue.

E difatti si spinge ad impetrare BOB SILVERBERG con una lettera dove gli dice e lo implora: “Avanti Robert, dimostra che non solo hai imparato dopo un lungo, lunghissimo percorso, a scrivere come si deve, ma anche che il Comitato Nordamericano degli Scrittori di Fantascienza Pro Disastrati Totali del Terzo Mondo può contare sulla tua collaborazione. Donald Wollheim avrebbe collaborato… e anche il prof. Carl Sagan in qualche suo incubo…”. E di seguito, dopo averlo blandito (“Mi sono goduto così tanto certe tue pagine…”), gli chiede anche di telefonare ad Harlan Ellison e a Philip Josè Farmer per coinvolgerli nella missione, raccomandandosi che quest’ultimo (che chiama Josè “Pepito” Farmer) la “smetta di masturbarsi” e partecipi.

Irresistibile la lettera a URSULA dove le confessa che “l’unica cosa che faccio è scrivere a persone che con ogni probabilità non conoscerò mai, tutti scrittori di fantascienza degli Stati Uniti che suppongo ragionevolmente siano ancora vivi e che mi piacciono” e via con l’elenco: da JAMES TIPTREE JR. a THEODORE STURGEON, da RAY BRADBURY a RAPHAEL A. LAFFERTY, da ALFRED BESTER a FRITZ LEIBER, con postilla finale “Ah, se potessi mettermi in comunicazione con i morti, scriverei a Philip K. Dick.”.

E in questa lettera ci sono, come non bastasse, anche un richiamo all’invenzione dell’ “ansible” che è una chicca per chi ha amato la Leguin dell’Ecumene come me (e come te) ed una domanda finale a lei rivolta: “Vuol sapere cara Ursula perché scrivo lettere? Forse solo per rompere le scatole o forse no… Forse sono ammattito a forza di leggere romanzi di fantascienza…” (e questa, se ci pensi, è la stessa domanda che potrei rivolgere a noi due, incluse le ragioni per cui ti scrivo questa folle lettera).

Poi l’altra, più breve, sempre indirizzata alla nostra Ursula, dove trovo frasi spuntate dal nulla tipo queste: “Che cosa possiamo fare noi Athshiani quando arriva la nostra ora?… Sono i nostri archi e le frecce che salgono verso gli elicotteri come un sogno la nostra arma?”, e ancora “I Dorados che cavalcano ubriachi e senza smettere di sparare verso la colonna di carri armati sono forse la nostra arma?”. E qui m’è venuto da chiedermi: Athshiani, Dorados… chi possono essere questi se non trasfigurazioni delle popolazioni cilene (golpe del ’73) e argentine (golpe del ’76), soggiogate dai militari grazie alle connivenze CIA/USA?

Risposta: Athshiani e Dorados male armati ma ribelli che non ce l’hanno fatta (a ribellarsi) come invece ce la fanno i Na’avi nell’ happy end di AVATAR di James Cameron. Eccola qui la mia personale interpretazione della rivolta auspicata e sognata da Bolaño e alla quale forse (e dico forse) Cameron ha voluto rendere omaggio (ex post, ovviamente) con quel suo grande film/accusa al COLONIALIMO (capitalista) COSMICO (e chissà che Cameron non sia un fan dello scrittore cileno? anche lui come dicevo di Tarantino… quasi quasi scrivo a entrambi – a Quentin e James – e glielo chiedo, così smetto di “rompere le scatole” a Ugo… ma, no, quei due non mi risponderanno mai e invece, con il mio “amico di penna” Malaguti, fortunatamente ho molte più chances).

Al “Caro Fritz Leiber” (che gli è chiaramente congeniale) indirizza e forse suggerisce un abbozzo di racconto alla sua maniera: “il primo e l’ultimo incontro fra l’esploratore terrestre e l’extraterrestre nel cortile di una pulquerìa” con la padrona del locale che dice di “aver sentito grida sciaguattii, insulti, canti” e poi “la sera, nel cortile di terra indurita, ho trovato macchie di sangue”… e qui a me è venuto in mente ARENA rivisitato da un latinoamericano (pulquerìa) che ha un debito con quel favoloso FREDRIC BROWN, al quale, come scrittore, renderà in seguito omaggio citandolo in una lettera a Tiptree jr.

Ad ALICE SHELDON, come alla Leguin, Bolaño (un femminista? ma sì, direi che è probabile) scrive due lettere: la prima (che è anche la prima nella narrazione) ad Alice, quella vera, che era una psicologa prima di diventare scrittrice (e che si firmava anche Racoona oltre che Tiptree jr.), per dirle che l’“ammira profondamente” e che, dopo essersi dovuto disfare della sua non piccola biblioteca stracolma di SF, “conserva ancora LA VIA DELLE STELLE e a volte ne recita a memoria dei pezzi”.

E’ uno dei due soli titoli citati nello SPIRITO e la cosa mi toglie il sonno perché vorrei saperne di più di quelle “carrettate di romanzi” possedute dal protagonista del libro (lui, Bolaño sotto mentite spoglie, e alla fine lo rivelerà firmandosi) che invadono la sua stanza/rifugio di Città del Messico, accatastati “in pile caotiche in ogni angolo”, un tripudio di opere d’autori che assediano quella che lui chiama “discarica galattica” e che rispondono ai nomi di cui sopra, ma anche a quelli di E. E. ‘DOC’ SMITH (definito una “sanguisuga”, un “topo”, concordo, non mi è mai piaciuto), di OLAF STAPLEDON, di BRIAN ALDISS, dei fratellini Arkadj e Boris STRUGACKIJ, e di quasi tutta l’omnia di PHILIP K. DICK.

Ah, BOLAÑO, perché sei così avaro di titoli e non mi dài modo di confrontare il tuo e il mio “preferito”?

La seconda lettera (alla SHELDON) Bolaño l’indirizza al di lei pseudonimo (o “eteronimo”) Tiptree ed è la penultima trascritta ne LO SPIRITO: vi confessa la sua delusione per i carteggi dai quali non ha ottenuto nulla e le chiede: “non sarebbe meglio intrattenere una corrispondenza con pensionati nordamericani invece che con scrittori di fantascienza?… potrei convincerli a mandare lettere alla Casa Bianca per chiedere la cessazione della politica di aggressione all’America latina.”

L’ultima lettera, quella che chiude il romanzo, è per il “fabbricante di universi” PHILIP JOSÉ FARMER, e in appendice a LO SPIRITO c’è la fotocopia del testo manoscritto (una vera leccornia).

Con Farmer BOLAÑO torna alla carica: “Caro Philip, la guerra può essere fermata con il sesso o la religione. Tutto sembra indicare che queste sono le due uniche alternative…”. E quale miglior contraltare a un’affermazione del genere se non l’autore di UN AMORE A SIDDO (ma anche dei Tarzaniani ipersessuati, nonché di un paio di porno pubblicati qui da noi dall’OLYMPIA PRESS) e di NOTTE DI LUCE?

“Per adesso scartiamo la religione” (Padre Carmody io dico che probabilmente non l’ha convinto) – gli scrive, e i seguenti sono estratti – “Ci resta il sesso, cerchiamo di adoperarlo in modo utile… Che cosa possono fare lei in particolare e gli scrittori di fantascienza degli Stati Uniti in generale?… Propongo la creazione di un Comitato che concentri e coordini tutti gli sforzi… Per preparare il terreno è necessario riunire in una antologia i dieci o venti autori che hanno trattato nel modo più radicale e con evidente piacere personale il tema dei rapporti carnali e del futuro (suggerisco l’indispensabile presenza di Joanna Russ e di Anne McCaffrey), un’antologia che potrebbe chiamarsi ORGASMI AMERICANI NELLO SPAZIO… in ogni racconto deve esserci un atto sessuale fra latinoamericani e nordamericani… nessuna astronave senza equipaggio misto e senza la sua overdose di pratiche amatorie… E’ necessario si capisca l’importanza delle orge che, se ci impegniamo adesso, potremo praticare noi futuri cittadini dell’America Latina e degli Stati Uniti… Se si rifiutano bisognerà cercare di convincerli a scrivere alla Casa Bianca chiedendo di fermare le aggressioni”.

Fate l’amore non fate la guerra, com’è sempre giusto e segnò quegli anni, ma SCRIVERE, SCRIVERE SEMPRE, SOPRATTUTTO SCRIVERE, è questa l’ossessione di BOLAÑO, il suo mantra, quello che lo spinge a contattare, da intellettuale qual’è, i suoi alter ego che scrivono Fantascienza, ovvero il “genere” intellettuale per eccellenza, quello che esplora tutto, in ogni sfaccettatura, come e più (e spesso meglio), del mainstream (ma questa affermazione è mia).

BOLAÑO conclude la lettera (e il libro) dicendo a “Pepito” Farmer: “Approfitto di queste righe per esprimerle la mia ammirazione. Non leggo le sue pagine, le divoro. Ho diciassette anni e forse un giorno riuscirò a scrivere dei bei racconti di fantascienza.”

E finalmente si firma “Jan Schrella, alias Roberto Bolaño”.

BOLAÑO non li scriverà mai (purtroppo) quei racconti, darà invece alle stampe romanzi e racconti (e poesie) al limite dell’assurdo, epopee grandguignolesche che poi saranno anche il terreno fertile (ispiratore? forse, sempre secondo me) dei film di Tarantino (da PULP FICTION a INGLORIOUS BASTARDS, da DJANGO UNCHAINED a THE HATEFUL EIGHTS, senza dimenticare i due KILL BILL, per dirti i primi che mi vengono in mente).

Ed allora eccoli qua (se non li conosci) gli imperdibili di BOLAÑO: IL GAUCHO INSOPPORTABILE, I DETECTIVE SELVAGGI, CONSIGLI DI UN DISCEPOLO DI JIM MORRISON A UN FANATICO DI JOYCE, PUTTANE ASSASSINE, titoli (nomen omen) da incasellare, taglienti come rasoi come quel che vi si narra in pagine farcite di vezzi, di TIC stilistici (giochi di specchi, fuochi d’artificio), all’insegna dell’EPANORTOSI (che poi sarebbe quella figura retorica per cui si ritorna su un concetto, una frase o un enunciato, per riscriverlo fino a cambiarne il senso, fino a contraddirlo e la spiegazione l’ho scovata sul web, consentimelo).

GRAZIE, comunque, ROBERTO BOLAÑO: perché, anche se non hai scritto SF, la Fantascienza l’hai amata, hai amato quegli autori anche più di me e mi hai costretto a scrivere di loro e su di loro una volta di più.

In particolare di URSULA che è venuta a mancare ieri e me ne dolgo con te ma anche di te perché non ne hai detto una parola, che era d’obbligo e ce l’aspettavamo tutti (sì, Ugo, ma dove sei? fuggitivo sul capitalista Urras o sul socialista Anarres? eh, no, qualcosa di tuo su di lei come per Aldiss non puoi farcelo mancare… utilizza anche tu l’ansible, per favore)

E, ma sì, anche di PHILIP JOSE’ che ha fabbricato pianeti ziggurat per Robert Wolff e Kickaha e mi ha convinto ad anni di navigazione insieme a Sir Richard Burton e a Sam Clemens (ma anche a Tom Mix, Jack London, Giovanni senzaterra, Hermann Goring e perfino Gesù di Nazareth) per conoscere il RIVERWORLD da cima a fondo (tutto il ciclo letto almeno 3 volte ed oggi, ora, dico che non m’è affatto bastato).

Potrei chiudere qui, a libro concluso con la missiva a Farmer, ma dimenticherei di estrapolare in questa mia esegesi (chiamiamola così… tu non togliermi il saluto) altre connessioni SF disseminate nel testo, tipo la lettera inviata da Bolaño a FORREST J. ACKERMAN, puro pretesto per accennare a THEA VON HARBOU: “Suppongo che lei continui ad amarla e così le scrivo queste righe” e per fargli capire che è la sola cosa che li lega visto che chiosa: “Non ho letto niente di suo, signor Ackerman, tranne quell’orribile prefazione dove qualche malefico curatore lì alla Ace Books la chiama Mr. Fantascienza.”

Il mio (pretesto) è che grazie a questo mi sono rammentato (ed ho avuto un sussulto) della THEA, l’autrice di METROPOLIS, sposa e musa ispiratrice di Fritz Lang che dal suo libro trasse un film epocale, ed io di quel romanzo serbo ancora il ricordo, così come del film e della robota Maria di Brigitte Helm che diventerà, masconilizzata (si fa per dire), il C3-PO di STAR WARS.

Globuli di SF che attraversano le mie vene/memorie, perché la Helm è stata una delle icone sexy della mia adolescenza quando erroneamente la scambiavo per la Louise Brooks della LULU’ di Wedekind e Georg Wilhem Pabst, alla quale ritenevo assomigliasse (ancora erroneamente) Thea von Harbou. Bolaño me la resuscita e mi toglie dall’imbarazzo a modo suo parlandone invece come di una “Marlene Dietrich che canta Blowin’ in the wind di Bob Dylan” e la sola idea è da sballo (come da sballo è rivedere brani di METROPOLIS in quel bellissimo videoclip musicale RADIO GA GA dei Queen che elesse Freddy Mercury a mio idolo).

Ma mica è finita…

Spulciando LO SPIRITO ho trovato di nuovo von Harbou citata e associata (nessuna spiegazione né sul come né sul perché) a L’OMBRA di GENE WOLFE che non è L’OMBRA DEL TORTURATORE perché Bolaño in un capitolo del libro (e non in una lettera) ne racconta tutt’altra trama, ovvero “la storia di un’astronave in cerca di un pianeta abitabile per la razza umana” e questa è pura SF e non il fantasy del ciclo del LIBRO DEL NUOVO SOLE (che ha, per ammissione dello stesso Wolfe, attinenze con quello de LA TERRA MORENTE di Jack Vance). Incuriosito (di Wolfe ho letto molte cose e senz’altro è uno che scrive bene, ma poi faccio i confronti con il grande Jack e dimmi tu chi ne esce vincente) sono andato per ricerche ma non è saltato fuori nulla; inoltre mi confondevano e mi mettevano in crisi le date e tu sai (dalle mie Statistiche) quanto mi piaccia ragionare per “fasce temporali” (le “generazioni” ci sono anche per la SF): il copyright degli eredi Bolaño è del 2016, ma LO SPIRITO è del 1984 e il narrato è precedente (stesura di almeno10 anni prima) e Wolfe è si attivo dai primi anni ’70 (THE FIFTH HEAD OF CERBERUS e il Nebula vinto con THE DEATH OF DOCTOR ISLAND sono di quel periodo), ma la consacrazione dell’autore è ben posteriore e quindi per me resta un mistero (insolubile) questo L’OMBRA di Wolfe di cui parla Bolaño.

Ancora…

BOLAÑO sogna spesso (e fa sognare) e i suoi sogni li racconta: in uno di questi salta fuori ALEKSANDR BELJAEV, e, prima di ricordarsi (da sveglio) che quello era uno scrittore di fantascienza, lo identifica con un astronauta, cittadino sovietico, ma anche “professore dell’ Università Sconosciuta” che, per l’appunto, nessuno conosce ma Bester sì visto che il grande Alfred “l’ha citata in un suo racconto” (ma quale? accidenti a te, Bolaño, dìmmi il titolo… l’avrò letto o no? e nel dubbio mastico amaro).

Riflessioni in merito: non avrei mai pensato a una tale diffusione della SCIENCE FICTION in Cile (e nell’America Latina) e invece Bolaño ce la documenta con il suo posseduto: caterve di romanzi e riviste (anni ’70 nientemeno), scrittori USA e anche russi (pochissimi quelli noti qui da noi, oltre a Beljaev Efremov gli Strugackij e Zamjatin chi altro?) e ce la testimonia con questa sua corrispondenza che permea tutto LO SPIRITO e che ci fa comprendere come la SF sia conosciuta, conclamata ed amata anche in quei paesi, e dunque non solo in anglosassonia, o dai francesi sciovinisti e da noi italioti sussiegosi.

(per inciso: sapevo di Borges, di Juan Rodolfo Wilcock, di Bioy Casares e del cileno Alejandro Jodorowsky – che voleva fare DUNE – ma è solo grazie a te e alla tua NOVA SF* che ho potuto apprezzare/gustare altri argentini come Angélica Gorodischer, Carlos Gardini, Claudio O. Noguerol, Cristina Siscar, Magdalena Moujan Otano, Sergio Gaut vel Hartman, nonché l’uruguagio Carlos Maria Federici, la cubana Daina Chaviano e il messicano Gabriel Trujillo Munoz e qui, a fondo elenco, ribadisco che te ne sono grato).

Ma torniamo a BOLAÑO, che, è chiaro, malgrado tutto e probabilmente obtorto collo, adora i writers nordamericani (solo a loro scrive), epperò, a mo’ di rivalsa, confessa anche che, se un giorno scriverà fantascienza, i suoi eroi verranno from Russia (with love) e non avranno nomi yankee perché quelli hanno già avuto, e ad abundantiam, il loro proscenio.

Comprensibile, no?

Che lo sia o meno, resta il fatto che Bolaño è invaghito di quegli autori cui scrive e che sono tutti, senza eccezioni, made in USA.

E in questa mia epitome convulsa non ne avrei tralasciato uno se l’occhio alla fine non mi fosse caduto su uno dei “faldoni” manoscritti, fotocopiati nell’appendice, dove, accanto ai nomi di quelli cui Bolaño ha inviato lettere, ci sono anche quelli di coloro ai quali non l’ha fatto ma vorrebbe… e te li elenco (non posso farne a meno) nell’ordine in cui lui li ha messi (ci sarà pure una ragione…): NORMAN SPINRAD, JOE HALDEMAN, JOANNA RUSS, ALFRED BESTER, THEODORE STURGEON, ALAN DEAN FOSTER, VONDA MCINTYRE, GEORGE R. R. MARTIN.

Basta, è l’ora di finirla anche perché mia moglie Ornella sta dando i numeri e non sopporta più il “piccolo scrivano fiorentino” che la trascura da ore preferendole il (da lei odiatissimo) PC.

Perdonami… ma questa mia ennesima lettera è un po’ speciale: mi ha preso la mano e l’ho buttata giù di getto in preda a un sacro fuoco e mentre la scrivevo ero cosciente che la molla non era quella di cimentarsi in un gioco solipsistico come mi succede spesso, bensì di raccontare a me stesso (e forse anche di chiarire) una volta di più quello che la FANTASCIENZA ha rappresentato (e rappresenta ancora) in una vita passata a leggerla e ad incamerarne lo SPIRITO.

E poi – per giustificarmi – lo sai meglio di me che scrivere di un autore, di un titolo, è come rivivere le emozioni provate durante e dopo una lettura e quindi capisci bene che mi riesce difficile chiuderla questa lettera, perché, ad ogni nome, ad ogni titolo che cito, è tutto un susseguirsi di ricordi che si risvegliano ed un automatismo di raccordi e agganci con altri nomi e titoli che no, non si può fare a meno di menzionare (io non ci riesco, è più forte di me).

E va bene, per oggi ho finito, non odiarmi Ugo…

Però tu recita il mea culpa perché te la sei voluta/cercata con quell’invito dell’altro ieri “Scrivimi, scrivimi quando e quanto vuoi.” e dunque non ti lamentare.

Pertanto, A PRESTO (in SPIRITO).

gieffe 27 gennaio 2018

 

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