La mia esperienza con “Le avventure di Gordon Pym”, di Edgar Allan Poe

I lettori mi scuseranno se ho deciso di scrivere questo pezzo in prima persona, ma trattandosi di un’esperienza del tutto personale non vedo altro modo per esprimere onestamente certi pensieri.

Innanzitutto comincio col fare una premessa, o meglio un mea culpa. Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa se ho letto il Gordon Pym solo adesso. Sono pronto a incassare ogni sorta di sberleffo per questa mia imperdonabile mancanza.

Ma veniamo alla mia esperienza.

Non penso di fare alcuno spoiler se dico sin da subito che Le avventure di Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket) del grandissimo Edgar Allan Poe (1809-1849) è tutto sommato un romanzo di avventura. Un bel romanzo di avventura, senza ombra di dubbio, con tutti i possibili limiti narrativi che può avere un libro scritto quasi due secoli fa, ma si tratta pur sempre di un’avventura quasi interamente priva di elementi sovrannaturali o comunque tipici di una storia dell’orrore. Il sovrannaturale c’è ma è ridotto a un unico, fondamentale quanto breve momento della storia.

Tutto questo per dire che sono rimasto davvero sorpreso nel trovarmi di fronte a quella che è in larghissima parte una storia di mare, in particolare di un naufragio. Chissà perché, ingenuamente, mi aspettavo un’odissea dantesca. Invece ho trovato un Robinson Crusoe con una pennellata di orrore sovrannaturale.

Nel corso di due secoli si è già detto tanto in merito a Le avventure di Gordon Pym, quindi non ho la minima intenzione di sostituirmi ai critici professionisti. In questa occasione mi limito a segnalare, in parte, la vicinanza letteraria tra l’opera di Poe e l’altrettanto famoso romanzo Robinson Crusoe, scritto a suo tempo da un altro storico scrittore, Daniel Defoe (1660-1731).  Anche solo considerando le date di nascita dei due autori appare evidente che Robinson Crusoe è stato scritto ben prima del Gordon Pym. Ora, considerando che il libro di Poe è prevalentemente un racconto di mare, e più precisamente una storia che racconta un naufragio, ecco che osserviamo le prime similarità con il romanzo di Daniel Defoe. Ma il legame è più profondo, e ne ho le prove.

Infatti, anche se a questo punto si potrebbe dire che, a parte il naufragio, non esiste alcun legame con il Robinson Crusoe, la risposta definitiva a questa obiezione risiede nello stesso Edgar Allan Poe. Ecco, sebbene i racconti di Poe sono adesso venduti in Italia in un unico e massiccio volume rilegato dal titolo Obscura (Mondadori, 2018), fino a poco tempo fa la narrativa di Poe era venduta in volumi minori e differenziati. In uno di questi volumi, dove il Gordon Pym era venduto come romanzo a sé stante, compare un bel saggio introduttivo di Harold Beaver nel quale viene chiaramente spiegato come Edgar Allan Poe non solo avesse letto, ma anche studiato, l’opera di Defoe. Poe ne era anche rimasto parecchio impressionato definendo il Robinson Crusoe una “delle più belle prove narrative che siano mai state scritte al mondo”, tra quelle che “sono state scritte senza ricorrere a un intreccio”. Appare evidente, anche dal saggio di Beaver, che Poe non si è di certo ispirato a una sola e unica opera, per scrivere il Gordon Pym, ma che dal Robinson Crusoe ha tratto di sicuro ispirazione sia per costruire il contenuto del proprio romanzo, sia per la scelta di scrivere la propria storia senza ricorrere a un intreccio.

Ma torniamo alla questione iniziale. Come mai Le avventure di Gordon Pym è considerato alla stregua di un romanzo dell’orrore o comunque sovrannaturale? La risposta risiede nel fatto che l’orrore, o l’elemento sovrannaturale, è concentrato intensamente in una sola piccola parte del libro, ma tanto basta per rendere il Gordon Pym una storia di genere fantastico più che una semplice avventura marinaresca. Tuttavia rimane il fatto che, per quanto magari io abbia peccato di ingenuità, mi sarei aspettato di vedere un’orgia di mostri dalla prima all’ultima pagina, una sorta di Divina Commedia dell’Ottocento. Quindi sono rimasto davvero sorpreso, ripeto forse ingenuamente, di avere assistito per la quasi totalità del libro a un racconto di avventura, una sorta di naufragio a più tappe, un naufragio a catena. Insomma, se qualcuno mi chiedesse di sintetizzare il Gordon Pym in una riga risponderei che il romanzo di Edgar Allan Poe è una sorta di Robinson Crusoe dell’orrore.

Ho parlato di naufragio perché le disavventure che conducono il personaggio Gordon Pym verso il Polo Sud costituiscono nel loro insieme un’avventura e una scoperta passive, non volontarie. Gordon Pym viene di fatto catapultato da una situazione all’altra indipendentemente dalla propria volontà. Il viaggio che deve compiere inizialmente al momento della partenza è molto più semplice e breve, prima che il viaggio stesso venga sconvolto da tutta una serie di complicazioni impreviste. Ed è questa una delle grandi differenze tra Le avventure di Gordon Pym e un romanzo ad esso ispirato, Le montagne della follia di Howard Phillips Lovecraft, i cui personaggi, come spesso accade nei racconti di Lovecraft, si lanciano negli oscuri misteri del Polo Sud con un preciso intento di scoperta, con una lucida attrazione verso l’ignoto e la consapevolezza del rischio che una simile intraprendenza può comportare.

Invito a lasciare un commento a questo articolo. Fatemi sapere che ne pensate della mia opinione e del Gordon Pym in generale.

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