Il lungo viaggio, di Becky Chambers

Considerato il contesto storico, Rosemary pensò che la loro presenza nel negozio rappresentasse un’occasione alquanto bizzarra: un harmagian (l’attempato discendente di un ex impero), un aandrisk (la cui gente aveva moderato le trattative per l’indipendenza delle colonie harmagian e fondato l’SGC) e due umane (una specie di poco conto, che sarebbe stata pronta per essere conquistata, se fosse stata scoperta ai tempi dell’impero harmagian). Tutti insieme, a parlare tranquillamente di sapone. Il tempo era una strana livella.

(trad. di Umberto Manuini)

 

Dalla seconda di copertina:

Quando Rosemary Harper si unisce all’equipaggio della navicella Wayfarer non ha grandi aspettative: questa è stata costruita per creare tunnel spaziali che consentano il passaggio immediato da un capo all’altro della galassia. Tutto ciò che desidera è trovare un posto tranquillo, da poter chiamare ”casa”, e avventurarsi verso angoli lontani e inesplorati, lasciando su Marte il suo passato travagliato e doloroso. Da quel lungo viaggio, invece, Rosemary otterrà molto di più… A bordo della Wayfarer la vita è proprio come se l’aspettava, più o meno pacifica anche se caotica, e conoscere i membri dell’equipaggio, composto sia da umani che da intelligenze artificiali, si rivela un’avventura interessante. Ma soprattutto, per la prima volta nella sua esistenza, Rosemary ha la possibilità di esplorare la galassia e confrontarsi con una moltitudine di culture e specie differenti, capaci nonostante tutto di convivere. E queste scoperte la porteranno a capire il vero valore della famiglia e dell’amore perché a volte il proprio posto è nello spazio aperto, buio e illimitato.

 

Il lungo viaggio (The Long Way to a Small, Angry Planet, 2015) è il romanzo d’esordio della statunitense Becky Chambers, nonché il primo capitolo di una serie, Wayfarers, che nel 2016 ha già visto la seconda uscita con A Closed and Common Orbit.

Questo lavoro ha il pregio di essere un romanzo leggero e scorrevole, ben assemblato sebbene di originalità ce ne sia poca (ma questo non è necessariamente un difetto). L’opera è strutturata in modo tale che ogni capitolo sia, di fatto, un breve episodio, all’interno di una cornice più ampia rappresentata dal viaggio verso il remoto pianeta Hedra ka. Il semplice escamotage permette alla scrittrice californiana (ma islandese d’adozione) di presentare con cura i membri del variopinto equipaggio della Wayfarer. Proprio i protagonisti, umani o meno, sono il punto forte e debole assieme del romanzo: ciascuno, compresa l’IA dell’astronave, con le proprie caratteristiche, più o meno simpatici e problematici. Quello che a volte scarseggia, casomai, è l’alienità dei personaggi non umani. Aspetto fisico a parte, Sissix o Dottor Chef non si distinguono nettamente dai loro compagni di avventura umani. Più interessante il profilo dei Toremi (i cattivi di turno) che dovremmo ancora incontrare in futuro.

Per lo stile semplice, l’impronta political correct e il gergo utilizzato dalla maggior parte dei personaggi, Il lungo viaggio pare rivolto prevalentemente a un pubblico adolescenziale, come dimostrano anche i frequenti riferimenti a rapporti sessuali interspecie (sebbene di pruriginoso non ci sia nulla). Ciò non toglie che possa essere letto, e apprezzato, anche da un lettore adulto.

I punti di riferimento dell’autrice sembrano essere Star Trek e Star Wars più che i classici letterari della Space Opera. Se già avete letto Poul Anderson, Alan Dean Foster, Iain Banks o Alastair Reynolds (ma pure John Scalzi o il ciclo di The Expanse) non dovrebbe essere una lettura esaltante. Consigliato se si cerca una storia semplice, piacevole e si ha un po’ di tempo libero da letture più impegnative.

 

Becky CHAMBERS, IL LUNGO VIAGGIO (The Long Way to a Small, Angry Planet, 2015), trad. di Umberto Manuini, Fanucci Editore, collana Narrativa, 358 pp., 2018, prezzo di copertina 16,90 € (ebook 4,99 €).

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