New York 2140, di Kim Stanley Robinson

Fottuta New York.

(trad. di Annarita Guarnieri)

 

Dalla seconda di copertina:

Il livello delle acque del mare si è alzato, sommergendo improvvisamente l’intera città di New York. Ogni strada si è trasformata in un canale, ogni grattacielo in un’isola a sé stante. Ma per i residenti di un edificio di Madison Square, la New York del 2140 è ben lontana dall’essere una metropoli isolata e perduta, e tutto sembra procedere esattamente come prima del disastro climatico. Il commerciante riesce a trovare occasioni dove tutti gli altri vedono solo problemi; per il detective il lavoro sembra non mancare mai; la star di internet continua ad ammaliare milioni di persone con le sue avventure su un dirigibile; e, infine, l’amministratrice di un grattacielo continua a essere rispettata per la sua frenesia di controllo e la cura maniacale dei dettagli. Ma la minaccia adesso sta giungendo dall’alto, dai programmatori, residenti temporanei sui tetti, la cui scomparsa darà avvio a una catena di eventi che influenzeranno per sempre l’esistenza dei newyorkesi e metteranno in pericolo le fondamenta della città stessa. Una visione distopica e audace di una New York postapocalittica che affronta le devastanti conseguenze del riscaldamento globale. Un’umanità che ha perso tanto, ma non la speranza.

 

Kim Stanley Robinson non ha bisogno di presentazioni e si conferma con New York 2140 uno scrittore di fantascienza attento alle tematiche ecologiste, capace di gestire con disinvoltura grandi scenari e una coralità di personaggi molto diversi tra loro.

Il romanzo si può leggere come un atto d’amore nei confronti di New York, passata, presente e futura, con un occhio di riguardo per Manhattan: Robinson ha saputo coglierne l’essenza, nonostante sia originario dell’Illinois e non abbia mai vissuto nella Grande Mela. Per rimanere in campo fantascientifico, si può fare una similitudine con Roma Eterna, opera ucronica con la quale Robert Silverberg (lui sì newyorkese) ha voluto rendere omaggio alla nostra capitale.

Le numerose informazioni tecniche inserite nella trama, soprattutto dal mondo dell’alta finanza e della nautica, possono risultare incomprensibili o quasi, ma contribuiscono al worldbuilding, a ricreare nella mente e nel cuore del lettore l’atmosfera della città americana che, alla faccia dell’innalzamento degli oceani, trova comunque il modo di andare avanti e addirittura di valorizzarsi in una sorta di Super Venezia. Da notare come il riscatto non parta dalle istituzioni, o tantomeno dal grande capitale che anzi specula sui disastri, ma sempre dall’azione di singoli cittadini, con pregi e difetti comuni a tutti, ma inamovibili nei loro valori di giustizia e verità. E quando New York imbocca una nuova strada, il resto degli Stati Uniti le va dietro!

Il tutto è poi inserito all’interno di una cornice mondiale, dove finalmente si sta affrontando la sfida ambientale in maniera serie e costruttiva. Un futuro quindi che, pur pieno di problemi, prova a contrastare la stupidità umana e a salvare il salvabile.

Senza dilungarsi, New York 2140 è un romanzo in cui la trama prende corpo lentamente, con lo stile fluido ma sofisticato caratteristico di Robinson (un plauso alla traduttrice per il lavoro svolto), ricco di citazioni e rimandi. Particolarmente apprezzati dal lettore italiano saranno i riferimenti a opere di Calvino, come Le città invisibili e Il barone rampante. Sebbene la narrazione sia scandita dal passaggio dal punto di vista di un personaggio all’altro, anche con l’utilizzo della prima persona, la vera e unica protagonista è la metropoli, la New York che, nonostante i cambiamenti climatici, i cataclismi naturali e le speculazioni finanziarie di un capitalismo senza freni, rimane vitale e sorprendente, capace sempre di risorgere dalle proprie ceneri, anche in un 2140 al limite del postapocalittico.

 

Curiosità: il sottoscritto ha pensato che il personaggio di Gen Octaviasdottir (matronimico d’origine islandese: figlia di Octavia), capo della polizia di Manhattan afroamericana e volitiva, fosse un omaggio alla scrittrice Octavia Butler, scomparsa prematuramente nel 2006. Online non si è trovata conferma di ciò, se non che la stessa idea è venuta in mente ad altri lettori.

 

 

Kim Stanley ROBINSON, NEW YORK 2140 (2017), trad. di Annarita Guarnieri, Fanucci Editore, collana Narrativa, 662 pp., 2017, prezzo di copertina 25,00 € (ebook 4,99 €).

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