Diario fantascientifico, ovvero le segnalazioni di un appassionato nostalgico (III puntata)

LE GUIDE DELL’INFINITO di Charles Sheffield

Ci sono tanti libri da consigliare, ma non voglio cadere nel banale. Di altre opere importanti se ne parla spesso. Altri autori sono spesso citati, ma nessuno ormai parla più di Charles Sheffield, che pure ci ha lasciato molti romanzi più che competenti e gradevoli, prima di lasciarci per una brutta malattia. In particolare vorrei ricordare un’opera di ampio respiro galattico e temporale, uno di quei romanzi alla Clarke che poche volte abbiamo il piacere di leggere (un altro è l’inedito Spin, di Robert Charles Wilson, di cui parleremo presto, anche in vista della sua uscita in Italia), vale a dire Le Guide dell’Infinito (Between the Strokes of Night). “Solo una minima parte dell’umanità riuscì a sfuggire alla catastrofe nucleare che nel 21° secolo devastò la Terra, rifugiandosi in primitive colonie orbitali attorno al pianeta. Ma una volta vinta la battaglia per la sopravvivenza, cominciò il grande esodo verso nuovi mondi nelle zone più remote dello spazio. Dopo vari millenni ecco incombere su questi mondi la presenza degli Immortali, esseri che possiedono strani legami con la vecchia Terra, apparentemente in grado di estendere la propria vita all’infinito e di superare distanze di anni luce in pochi giorni… Un epico e illuminante viaggio che interroga il destino dell’uomo nella vastità del cosmo, tra grandiose intuizioni ed ipotesi inedite che esaltano le virtù della miglior fantascienza.” Curioso che nessuno l’abbia mai ristampato dopo l’edizione Nord. Meriterebbe…


I CONFINI DELL’EVOLUZIONE di ian McDonald

L’amico Giovanni Leone mi ha ricordato un bel romanzo di Ian MacDonald, autore che va oggi per la maggiore, quell’Evolution Shore (I confini dell’evoluzione) che scelsi ormai una quindicina di anni fa per Fanucci, un’opera abbastanza tosta, impegnata dal punto di vista sociale e letterario. Insomma, non una lettura semplice, ma nemmeno difficile come Pynchon o James Joyce. Vorrei riportare le frasi con cui ne parlavo in una introduzione a Desolation Road (altra opera di MacDonald di cui si è spesso parlato, e che consiglio a chi ricerca una sf più sofisticata) “I confini dell’evoluzione (Evolution’s Shore, noto anche come Chaga in Gran Bretagna) è un’ulteriore conferma delle magistrali doti stilistiche e narrative dell’autore. L’opera si svolge soprattutto in Africa, all’inizio del ventunesimo secolo. II libro è incentrato sul ‘Chaga’, una misteriosa forma di vita aliena sviluppatasi dopo l’arrivo di una meteora che va rapidamente espandendosi, trasformando il paesaggio africano in un habitat insolito e mostruoso, che ricorda in parte Max Ernst e in parte una giungla nanotecnologica, all’interno del quale nessun essere umano riesce a sopravvivere.
Il romanzo offre una straordinaria visione dell’Africa, in cui Nairobi è diventata il centro di un mondo tecnologico di data processing e di venditori di software, un continente trasformato dai molti cambiamenti tecnologici e sociali. L’opera contiene inoltre una lunga serie di riferimenti alla tradizione fantascientifica, che la rendono sicuramente godibile e affascinante. La trasformazione aliena della giungla africana non può non riportare alla memoria Foresta di cristallo (The Crystal World), di James Graham Ballard, ispirato a un’altra incredibile ‘trasformazione aliena’. Un intervento alieno che si pone lo scopo di apportare una profonda mutazione nei caratteri genetici dell’umanità e un controllo sull’evoluzione della razza umana da parte di alieni benevoli sono in qualche modo alla base di un altro celebre romanzo di Arthur C. Clarke, e cioè Le guide del tramonto (Childhood’s End).
Il punto non è di verificare se parti della geniale opera di McDonald risuonino di toni a noi familiari, ma se l’insieme abbia un senso e funzioni come romanzo. A nostro avviso il tutto si fonde in maniera esemplare, e gli echi di opere importanti aggiungono anzi un fattore di interesse e fascino: è un po’ il libro che Ballard avrebbe potuto scrivere se avesse tentato di dare una spiegazione scientifica ‘alla maniera di Clarke’, o ciò che Clarke avrebbe potuto comporre se avesse avuto una genuina passione per le immagini metafisiche così tipiche di Ballard.”

 

IN PRESENZA DEL NEMICO/PER IL TRONO D’INGHILTERRA di Harry Turtledove

Cambiamo genere. Parliamo di ucronie, un genere che molti amano e altri detestano ma che comunque ha oggi una certa popolarità. Un’ucronia, per definizione, è una storia ambientata in un mondo alternativo al nostro, in cui un ben preciso avvenimento storico è andato diversamente ed ha prodotto uno sviluppo storico successivo diverso dal nostro. Il sottogenere ucronico, nel mondo fantascientifico, prende probabilmente origine da Murray Leinster e dal suo celeberrimo Bivi nel tempo (Sidewise in time): tra le ucronie più note ricordo La svastica sul sole di Philip Dick, Fatherland di Robert Harris, Gli anni del riso e del sale di Kim Stanley Robinson. Oggi voglio citare due romanzi di un autore specializzato in opere di ampio respiro e di grande accuratezza storica (è un professore e studioso di storia, d’altronde). Parlo di Harry Turtledove, scrittore che non amo particolarmente ma che ogni tanto riserva qualche gradita sorpresa. In presenza del nemico (In the face of my enemy) è una gradevole alternativa al classico di Phil Dick, e soprattutto a Fatherland: è infatti ambientato nella Germania vincitrice della guerra ed ha a protagonista una famiglia di (nascoste) origini ebraiche. Per il trono d’Inghilterra invece racconta la vicenda di William Shakespeare (sì, proprio lui) nell’Inghilterra del 1600 dominata dagli spagnoli. I due romanzi, pur così diversi tra loro, condividono una narrazione piacevole, dettagliata nelle descrizioni e nei personaggi, mai noiosa, e affascinante per gli sviluppi storici immaginati dall’autore. La suspence non manca, ma non aspettatevi un ritmo forsennato, anche se di azione ce n’è abbastanza.

 

MUTAZIONE di Robert Silverberg

Un altro post dedicato al mio autore prediletto (anche per l’amicizia che mi lega a lui) e a uno dei suoi romanzi meno considerati da critica e pubblico. Parlo di Mutazione (Downward to the Earth) di Bob Silverberg, che tanto mi piacque all’epoca della sua pubblicazione, soprattutto per i riferimenti a Joseph Conrad e al suo Cuore di tenebra. Mutazione è la storia di un ex amministratore che ritorna alla colonia del mondo di Belzagor, i cui abitanti indigeni, gli elefantiaci Nildoror, hanno dimostrato di essere intelligenti, e, dopo un periodo di schiavitù, hanno infine riavuto la loro libertà. È anche la storia di un pellegrinaggio: il viaggio che Edmund Gundersen compie per espiare il proprio senso di colpa. La descrizione del mondo di Belzagor è superba e il viaggio di Gundersen è intercalato da momenti di rara bellezza e di puro orrore. La figura mostruosamente deforme dell’amico Kurtz, malato e vicino alla morte, nascosto nel suo rifugio nell’intrico della giungla ai margini delle maestose cascate (come Marlon Brando in Apocalypse Now), e quella un po’ alla Ava Gardner della bella Seena, contribuiscono a dare al romanzo un tocco classico e un’atmosfera misteriosa che ricorda opere come «Orizzonte perduto», o She di Haggard. Un piccolo classico da recuperare, leggere o rileggere…

 

IL CICLO DI MERLINO di Alastair Reynolds

Merlino è un rampollo di una illustre dinastia distrutta nel corso di una terribile guerra interstellare. Disertore dell’esercito terrestre, un po’ vanaglorioso e un po’ incosciente, è un viaggiatore dello spazio galattico alla ricerca solitaria di una mitica e misteriosa super-arma che può cambiare l’esito di una guerra che dura ormai da millenni e che l’umanità sta perdendo. Generoso suo malgrado, pur inseguito da alieni e da ex-amici, Merlino non può mai tirarsi indietro di fronte alle difficoltà in cui si trovano le culture umane che incontra nel corso delle sue peregrinazioni. A questo personaggio, così ambiguo e accattivante, Alastair Reynolds ha dedicato vari racconti e romanzi brevi, che vi consiglio vivamente di cercare. Sono tutti inediti, ahimè. Il ciclo è costituito da Merlin’s Gun, come i due ottimi romanzi brevi Minla’s Flowers e The Iron Tachtician (davvero da non perdere quest’ultimo).

 

IL GIORNO DEL PERDONO di Ursula K. Le Guin

In occasione della morte di Ursula K. Le Guin voglio consigliare uno dei suoi tanti capolavori. Ne scelgo uno meno noto, come sempre. non starò a consigliare La mano sinistra delle tenebre o I reietti dell’altro pianeta, e neppure Il mondo nella foresta (già fortemente impegnato in una visione ambientalista). Probabilmente li avrete già letti e riletti. sono opere fondamentali della letteratura fantascientifica. “Non capivo perché, in un villaggio di gente libera, ci fosse un settore per gli uomini e uno per le donne, divisi da un fossato. Non capivo perché, come scoprii ben presto, fossero gli uomini a prendere decisioni e a dare ordini. Stando così le cose, compresi comunque che avevano paura di noi donne di Werel, poco abituate …” ecco l’opera che voglio consigliarvi oggi, una raccolta di quattro romanzi brevi, duri, socialmente impegnati, sulle tematiche attuali dei rapporti tra i generi. Il giorno del perdono è ambientato nei mondi dell’Ekumene, che diventano ancora una volta teatro delle idee politiche della Le Guin. Una lettura non facile, un romanzo fix-up che non propone divertimento ed evasione ma riflessione ed approfondimento sociale e culturale.

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