Il ballo degli infami, di Jack Sensolini

Si sa: i re e gli eroi scolpiscono il proprio nome nella storia, gli infami muoiono. Dimenticati. Ma in quella tempesta di follia che avvolge il regno di Abadonia, gli infami sono anche quelli che sputano sangue fino all’ultimo respiro. Gli infami hanno visto Darcan dei Carte soggiogare un pezzo dopo l’altro tutti i domini sull’orlo della rivolta, in un’eterna partita al Gioco dell’Orda contro le sue mancanze di re, di padre e di uomo. Celebre anche come il Re di Cuori, per molti è soltanto il Re Cane. Gli infami c’erano, quando Domdraco ha preso vita dalle leggende per difendere Dom e i suoi cittadini dai soprusi. Sono rimasti quando il Principe Ereditario ha assunto il comando dell’Arma abadoniana senza le qualità per farlo, trascinandola in un inferno. E in quell’inferno gli infami ci sono tutti piombati dentro, e hanno ballato: fratello Gheorg ha intravisto un frammento del Grande Sogno e denunciato per primo il tradimento che ha provocato la guerra. Caio il Senzanome, leggendario generale del Primo Reggimento, maledice il giorno in cui dovrà separarsi dalla spada: un uomo la cui fedeltà al Sovrano viene prima di tutto, perfino della propria vita e di quella dei suoi figli.

 

Una opera prima che stupisce per la narrazione, i personaggi e l’umorismo.

Devo dire con assoluta sincerità che Il ballo degli infami mi ha colpito sotto molti aspetti: per prima cosa si nota la cura che la casa editrice (la Watson Edizioni) ha posto nel confezionare il libro, con una cover molto bella; soprattutto si nota il lavoro di verifica del testo, che non ha nessun refuso, cosa che purtroppo oggi non è del tutto scontata.

Il romanzo è un fantasy particolare, che strizza l’occhio sotto molti aspetti a GoT di G. R. R. Martin, con il quale condivide atmosfere, l’idea medievale e, punto assolutamente a suo favore, la “cattiveria” con cui Jack Sensolini tratta i suoi personaggi. Perché non è facile trovare un autore che ti presenta (o ti fa affezionare) a dei personaggi che poi vengono maltrattati in modo non proprio politically correct…

La scrittura è asservita alla narrazione della storia nonché alla presentazione degli scenari e degli ambienti, di un mondo ricco di personaggi, città e villaggi, religioni e abitudini; non ci sono inutili fronzoli stilistici o esercizi di stile.

La lettura scorre fluida, veloce, appassionante e accompagnata da un “sano” umorismo nero. Ci si ritrova al termine con parecchi punti in sospeso, che lasciano quasi dell’amaro in bocca, ma solo perché si desidera sapere come vada a finire la storia, che fine facciano Caio, Atron, Cuore Nero o la coppia Gustav ed Eduin (duo ben assortito, sarebbe da realizzarci uno spin-off). Tutto ciò sarà però sviluppato in un secondo libro che l’autore sta scrivendo.

Se dovessi trovare un difetto lo potrei individuare nelle prime pagine, parlo di meno di una decina, che possono disorientare il lettore, ma basta proseguire la lettura per andare subito dentro la storia. Ma dal momento che il difetto (se tale lo si possa reputare) è davvero minimo, suggerisco di divertirsi con questa lettura. Sono convinto che vi appassionerete.

 

Titolo: Il ballo degli infami
Autore:
Jack Sensolini
Editore: Watson Edizioni

Prezzo: cartaceo 15 € ebook 1,99 €
Genere: Fantasy
Pagine: 418 p.

 

L’autore:

Giacomo Sensolini (Cattolica, 1988) si è laureato in filosofia a Urbino con una tesi sull’evoluzionismo in psicologia. Vive a Riccione e lavora come designer freelance. Co-fondatore di Ignoranza Eroica e organizzatore del primo torneo Schiaffantasi. Gli artisti che lo hanno influenzato maggiormente sono J. L. Borges, Alan Moore e Joe Abercrombie. Il ballo degli Infami è il suo romanzo d’esordio.

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