Ambrose, di Fabio Carta

Se su impulso della sua volizione o meno, CA non lo seppe mai, tuttavia il paesaggio cibernetico attorno alle due sfere improvvisamente prese a mutare; dov’era la piatta landa d’ardesia venata di neon, sorsero colline e poi montagne vergini, dalle cime aguzze. CA le scrutò con orrore e disappunto, poiché per quanto fosse poco pratico della mobilità in quella dimensione, sapeva o intuiva quanto tempo in più avrebbero messo a superare quelle neonate alture, o all’eternità che avrebbero impiegato per aggirarle.

 

Quarta di copertina:

Controllore Ausiliario – CA – è uno dei pionieri ad aver sposato la causa della missione Nexus, la frontiera virtuale dove scrivere un nuovo e pacifico capitolo della storia umana. Ma durante la preparazione terapeutica, il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dalle metastasi, è costretto a vivere in una speciale tuta eterodiretta da pazzi esaltati, che combattono una guerra in bilico tra realtà e spettacolo. Il suo destino è la morte, mentre un suo gemello elettronico continuerà a simulare la sua esistenza nel cyberspazio. L’infelicità di CA – figlio delle stelle, alieno agli usi terrestri – subisce uno stravolgimento con la comparsa di Ambrose. Un’entità che si presenta come una rosa stillante ambra, una irriverente voce che lo guida verso sviluppi imprevedibili. Come ribellarsi al proprio destino e scoprire cosa si cela realmente dietro i grandi cambiamenti ai quali l’umanità dovrà far fronte.

 

Dario Tonani definisce Fabio Carta (autore romano, classe 1975) un vulcano di idee, e definizione non poteva essere più azzeccata.

In Ambrose la storia c’è, nonostante alcune affermazioni  contrarie che si sono potute leggere recentemente in rete, anche se, a modesto parere di chi scrive, sembra essere solo il preludio a una trama più estesa. La vera prova per il lettore non è districarsi tra i vari episodi che interessano il protagonista quanto la lettura stessa: il testo è caratterizzato dall’utilizzo dei termini, tecnici e no, con un’accezione spesso lontana da quella solita. Una sfida che per Ambrose costituisce il punto di forza e, al tempo stesso, di debolezza, a seconda del punto di vista. Non credo di dire stupidaggini sostenendo che siamo di fronte a un testo estremamente complesso, suscettibile di più livelli di lettura. Gli amanti del cyberpunk, stimato gruppo al quale il sottoscritto non appartiene, saranno probabilmente deliziati nel cogliere i tanti rimandi e suggerimenti (l’amore per questa branca della fantascienza è forte nello scrittore, e si percepisce). Per tutti gli altri ci saranno due sentieri da imboccare: quello del rifiuto totale, dettato da una profonda incompresione della volontà dell’autore o comunque da un disinteresse per certi esperimenti linguistici, oppure quello della meraviglia continua. In questo secondo caso il fruitore, non senza difficoltà, partirà alla scoperta di ardite strutture lessicali, anche originali e mai banali.

La sfida, quindi, sta nell’affrontare senza pregiudizi il testo, non molto lungo (ma non poteva essere altrimenti, data la sua natura intrinseca), e, se lo si desidera, nel lasciarsi trascinare in una pirotecnica giostra linguistica. Il romanzo potrà piacere o meno, sicuramente non lascerà indifferenti.

Fabrio CARTA, AMBROSE, collana Scatole Parlanti, Alter Ego, pp. 205, 2017, prezzo di copertina 15,00 €.

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