Lontano da casa, di Davide Del Popolo Riolo

All’interno dell’ultimo numero di Robot, uscito appunto questa estate, ho trovato questo racconto di fantascienza nostrana di un autore che sto continuando a poco a poco a conoscere e ad apprezzare, sia come scrittore che come persona, dato che ho avuto la fortuna di incontrarlo alcune volte.

“Lontano da casa” è un racconto intimo e dolente, ambientato in un’Italia di un futuro vicino che ci parla del sofferto ritorno a casa per le vacanze natalizie di un tecnico spaziale (non astronauta, come il protagonista fa notare a tutti coloro che lo incontrano) da Marte, dopo molti anni e solo per incontrare per un’ultima volta la figlia e il nipote.

Nella storia percepiamo nitidamente la sofferenza sia fisica (la gravità terrestre dopo decenni non fa sconti) sia mentale e morale dell’uomo, che con gli occhi pieni di stelle ha abbandonato coscientemente la famiglia per l’avventura marziana.

Un Marte che fino alle ultime pagine rimane defilato, una colonizzazione eroica e spesso letale, inizialmente riportata nelle parole sterili e stereotipate dell’ESA che il nostro tecnico ripete a pappagallo agli estranei che lo incrociano.

Un Marte che in alcune descrizioni ricorda quello di Bradbury quando parlava di chi erano i veri marziani. E la storia ci rivela man mano la verità sul protagonista, su quello a cui ha rinunciato per diventare l’uomo delle stelle, sulla realtà meno poetica ed epica della sua pericolosa missione e sulla stentata e sofferta ricostruzione di un minimo di rapporto con la figlia abbandonata in tenera età.

Fino a quelle ultime righe appassionate e appassionanti di cui non vi dico ovviamente nulla, tranne che consigliarvi di leggere questo racconto maturo e commovente, una bella prova dei livelli a cui ormai è arrivata anche la SF italiana, scritto tra l’altro davvero bene anche a livello di stile e cadenza narrativa.

 

LONTANO DA CASA – Davide Del Popolo Riolo

Robot 81 Estate 2017

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