Hydrostasis, di Mirko Dadich

Sinossi: In questa sua prima e personalissima raccolta di racconti, Mirko Dadich ci offre una fantascienza vera e assoluta, fatta di invasioni aliene, pianeti lontani, intelligenze artificiali e guerre galattiche, cloni e futuri alternativi; ma anche e soprattutto fatta di amicizia, amore, abbandono e dolore, coraggio e assurda crudeltà.
Nove storie accattivanti, sei delle quali inedite, che con stile moderno e raffinata sensibilità sanno cogliere in pieno e rielaborare quei temi di riflessione che da sempre costituiscono la spina dorsale delle migliori opere sci-fi. Una fantascienza appassionante e spietata, in grado di scatenare emozioni profonde in ogni lettore.

 

Quando Armando Corridore mi parlò per la prima volta di “Altrisogni”, la rivista che in sostanza ha dato vita a questa antologia personale di Mirko Dadich, era un sabato del 2015 ed eravamo a Bellaria in procinto di conoscere i premi “Italia” di quell’edizione. Mi disse che aveva invitato i curatori della rivista, all’epoca Vito Di Domenico e Christian Antonini, perché stavano dando vita a qualcosa di interessante, qualcosa di originale nel piccolo panorama del fantastico italiano. Così, rimanemmo in silenzio e seguimmo interessati la presentazione di “Altrisogni” e di questo giovane e interessante autore che rispondeva al nome di Mirko Dadich. Se non ricordo male, fu proprio nel corso di quella presentazione che venne annunciata l’intenzione di pubblicare una selezione dei racconti di Dadich. Ammetto che la cosa solleticò la mia curiosità: ero curioso di leggere questo ragazzo che godeva di una stima così genuina da meritare l’onore di un’antologia personale. Ecco perché, quando Stefano Sacchini propose di recensire Hydrostasis, mi sono fatto avanti di slancio. Ahimè, a tanto slancio ha corrisposto altrettanta delusione!

Sgombriamo subito il campo: Mirko Dadich è uno scrittore a cui non mancano i mezzi espressivi. Alcuni racconti, soprattutto quelli della prima parte, mostrano ottime doti di sintesi e capacità di condensare una storia intera anche in poche pagine. Lo stile è calibrato al tenore delle storie e raramente suona inappropriato alla trama o ai soggetti narranti, non troverete contorsioni verbali o inutili esercizi linguistici. Il linguaggio è tendenzialmente secco e diretto, perfetto per storie che vanno dritto al nocciolo della trama e mettono a nudo i sentimenti dei personaggi. Le storie stesse, pur nella loro semplicità, riservano sempre un punto di vista originale e un taglio che, pur senza sorprendere più di tanto il lettore, cerca di offrire una visione alternativa al lettore. Andando avanti con la lettura, inoltre, è possibile apprezzare una continua e costante evoluzione nella qualità dei racconti, dai primi e più di maniera, fino agli ultimi più maturi nella visone del mondo proposta. Insomma, in futuro il ragazzo potrebbe diventare anche più interessante da leggere e sarebbe forse non male vederlo alla prova con qualcosa di più articolato e impegnativo. E dunque? Dove starebbe questa famosa delusione?

La delusione sta nel tenore delle storie, nella ripetitività di certe situazioni, nella mancata visione delle migliaia di sfaccettature di questo nostro mondo. Mi spiego meglio. Come accade per l’attuale fantascienza, questa antologia mira a dare al lettore la visione del presente più che del futuro. Anche quando le storie sono ambientate in un futuro indefinito e lontano, in realtà presentano la trasfigurazione di problematiche e di inquietudini tipiche del nostro tempo. E qui viene il difficile, temo. È possibile dare un quadro della complessità del presente senza averne la giusta prospettiva? Se non abbiamo esperienza del mondo, o se ne abbiamo un’esperienza limitata, quale prospettiva potremmo offrire ai lettori? Dadich mostra di avere buone doti espressive, ma non ha ancora assimilato la complessità di questo nostro presente. Lo si capisce dal tenore monocorde dei temi affrontati. La violenza è necessariamente qualcosa di crudo, mai qualcosa di sottile o di psicologico. Gli alieni sono sempre imperscrutabili, è vero; ma quasi sempre tale imperscrutabilità si traduce in qualcosa di distruttivo o di violento per l’essere umano. I personaggi sono vari e dotati di una loro personalità, ma quest’ultima non esce mai dal foglio (o dallo schermo dell’e-reader) per diventare qualcosa di vero. Ripassando a mente i personaggi delle storie, alla fine della lettura non ce n’è nessuno che rimanga in qualche modo impresso. Si ha come l’impressione che Dadich cerchi a tutti i costi di suscitare shock. L’esistenza è dura e violenta, va rappresentata a forza come qualcosa di forte anche a costo di appiattirne le molteplici dimensioni. Prendiamo il lettore alle viscere, diamogli qualcosa di tosto. Ma dove sono le migliaia di sfumature disperse come schegge impazzite fra ciò che vediamo e ciò che realmente è? Io mi chiedo, ha un futuro reale questa fantascienza così monotematica e monocolore dello shock del presente?

 

Mirko Dadich nasce a Ravenna nel 1985. Grazie a suo padre, che gli racconta spesso dello spazio, delle scoperte scientifiche, delle stranezze della natura, si interessa alla fantascienza fin da bambino: è la cosa che più di ogni altra gli permette di liberare la propria immaginazione. Come autore ha pubblicato la raccolta di poesie Tutti i baci e le bugie sanno di zucchero filato (Guido Vicari Editore), ha preso parte alle antologie L’invasione degli UltraCorti e Il ritorno dei corti viventi (Edizioni XII) e compare regolarmente con racconti di stampo sci-fi e horror su “Altrisogni” (dbooks.it). In particolare ha pubblicato i racconti: Rosso (“Altrisogni” n.2), Propositi di rinascita (n.3), Doposcuola (n.5), Responsabilità (“Altrisogni” Vol.1) e L’abito (Vol.2). Il suo racconto horror Turno di notte è presente nell’antologia fotoletteraria Nel buio (dbooks.it, 2011). Hydrostasis è la sua prima raccolta di racconti. Mirko è anche un apprezzato artista grafico.

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