Profondità, di Livia Llewellyn

“Quando arrivano sulla cima piatta del cumulo, Gillian osserva la conformazione della città con occhio esperto: vede il modo in cui Feldspar è esplosa espandendosi, tanto a casaccio e in fretta che le case degli operai e i dormitori cozzano contro le fabbriche, dove i fumi tossici probabilmente li mandavano a finire in branco dai dottori e alla tomba prima di quanto avessero mai fatto gli incendi. Il cumulo non è più alto di quelli che stanno lungo i margini di Feldspar, ma è abbastanza alto da permettere a Gillian, una volta raggiunta la cima, di vedere per la prima volta in vita sua le terre oltre Obsidia, un posto dove Obsidia non è: foreste verdi a nord, e steppe simili a tundra e deserto a est. Non dureranno, quei territori selvaggi. Obsidia li inghiottirà, prima o poi, finché nessuno ricorderà un tempo o un luogo in cui Obsidia non era il nome del mondo.”

(trad. di Elena Furlan)

 

L’estratto di “Profondità” (Her Deepness, 2010) di Livia Llewellyn, che apre questa presentazione, consente al lettore appassionato di weird di cogliere le similitudini con gli universi creati da altri autori, H. P. Lovecraft in primis ma anche China Miéville. Infatti la città di Obsidia è idealmente molto vicina alla New Crobuzon dell’autore britannico. Due metropoli mostruose, tentacolari e inarrestabili, creature di mattone e cemento che impongono il proprio tributo di dolore e sangue a milioni di cittadini, succubi e inermi. Anche se Obsidia è posta in Sud America, alla vigilia della prima guerra mondiale, la sua collocazione geografica non è meno fantastica di quella di New Crobuzon. In comune i due centri urbani, e disumani, hanno soprattutto le radici, che pescano a piene mani dal romanzo di denuncia sociale di Charles Dickens e dalla Londra ottocentesca. Similitudine con Miéville a parte, in questo racconto lungo della Llewellyn si sente forte l’eco del solitario di Providence, tanto che “Profondità” viene considerato far parte della grande famiglia dei Cthulhu Mythos: le profondità della Terra ospitano creature talmente antiche da essere scambiate per formazioni geologiche, esseri che nel corso di miliardi di anni hanno assistito, impassibili e indifferenti, all’arrivo di alieni e alla nascita e alla caduta di innumerevoli civiltà. Gli esseri umani, con le loro orrende creazioni urbane, fanno parte di questo succedersi di ere storiche, per un periodo breve e insignificante (per fortuna, viene da pensare).

In un contesto dove tutto è ciclopico e soffocante, tra ciminiere, necropoli di marmo, cumuli di scorie e interminabili distese di binari, si muove Gillian, la giovane protagonista il cui potere straordinario le apre un canale privilegiato di comunicazione con le entità del sottosuolo, sopite ma capaci di spargere morte e distruzione se disturbate. Proprio a causa di questa capacità sarà coinvolta, da persone prive di scrupoli e irresponsabili, in un progetto tanto ardito quanto disastroso.

Molte le domande che alla conclusione della lettura rimangono inevase. La Llewelyn avrebbe potuto ricavare da questa storia un romanzo corposo, ma “Profondità”, per le suggestioni e i riferimenti a misteri insondabili, suscita nel lettore un forte sense of wonder, condito, come nella miglior tradizione lovecraftiana, con angoscia e terrore.

 

Chi volesse approfondire il tenebroso mondo della scrittrice originaria dell’Alaska, terra che ha dato i natali a un altro importante autore del new weird contemporaneo come Laird Barron, può visitarne il sito: http://liviallewellyn.com/

 

Livia LLEWELLYN, PROFONDITA’ (Her Deepness, 2010), trad. di Elena Furlan, Edizioni Hypnos, collana Visioni, pp. 69, 2016, prezzo 6,90 €.

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