IT 2017, quando perseverare è diabolico

Che cosa dire di IT: Capitolo Uno, o se volete IT 2017? Le aspettative erano tante, lo sappiamo, soprattutto da parte dei lettori già delusi nel 1990. Eppure, dire che molte di queste siano state di nuovo deluse non è un azzardo.

Di per se stesso, IT 2017 è godibile, ma come tanti altri horror “standard” in circolazione. Discreta tensione, colpi a effetto quando ci devono essere, ma in sostanza è un film che non eccelle in nulla. Ok, bravi Bev, Bill, Ben e Eddie, ma Richie è un riflesso, Stan è opaco e Mike un nero qualunque. Altri, infatti, sono i film horror degni di nota in circolazione, spesso e volentieri di produzione indipendente. Il problema principale di IT, però, non è tanto il fatto che il mostro si perda in qualche gratuita perdita di tempo mal costruita, o che i momenti forti siano telefonati, quanto il fatto che stiamo parlando di IT.
E il problema principale del nuovo IT 2017 è che NON è IT.IT 2017 Muschietti Stephen King

Tanto per cominciare, l’IT 2017 sgretola la costruzione del romanzo, che era ed è forse l’unica in grado di poter gestire una storia del genere. Così facendo, però, crolla il castello di carta narrativo e la cosa si sente. Molto. Troppo.

Un’unica cronistoria lo ha aiutato infatti a trasformarsi in un film horror come tanti. Vadano pure le reinterpretazioni, gli ammodernamenti, e le libertà narrative. Ma sono altre e più importanti le cose che non vanno.

Avremmo dovuto avere sette protagonisti, tutti con la stessa importanza e profondità e più azioni di gruppo. Il tutto sarebbe servito a cementificare e a dare una percezione palpabile dell’affiatamento del gruppo. Ma questo si è perso, e questo non è male, è malissimo! Senza contare i personaggi secondari, gli antagonisti, le fobie, dinamiche sociali e cittadine, e tutta una serie di elementi che non possono ridursi a uno/due film. Cosa che era apparsa già evidente nel 1990.

E, oltre questo, qui IT non solo viene “ridotto” a un avversario che può farti qualcosa solo se ne hai paura, che viene anche preso a badilate nonché sacramentato di mazzate, neanche fosse uno stronzo qualunque. E cazzo, no! IT non è questo!

Dov’è finito lo spirito, di Derry, quello inquieto e lovecraftiano?
Dov’è finito l’Innominabile, quello che era l’inconcepibile archetipo ancestrale di tutti gli orrori?
Dov’è finita la FEDE dei ragazzi nelle loro armi, che diventano efficaci solo perché lo credono?
Dov’è finita la fede nella luce dell’anima, che sconfigge le tenebre: la purezza dei ragazzi, l’amicizia profonda, l’innocenza perduta, il superamento delle paure insieme?
Dov’è finito quel romanzo che parla di tutto, nel quale il mostro è solo un pretesto per uno sguardo su un micro-mondo come solo King sa fare?

A differenza del film, il romanzo di IT è tutto, non è la semplice lotta contro un mostro del cazzo.
Ma pare che questo, cinema e televisione, ancora non l’hanno capito.

IT 2017 Muschietti Stephen King

Non ne faccio una colpa a Muschietti, che ha comunque l’onta di aver accettato un progetto di partenza fallimentare, ma a chi gliel’ha proposto con l’obiettivo di farne due film. Perché, va detto, se la serie TV in due puntate del 1990 aveva peccato di pochi mezzi, se messa a confronto, è migliore del il film del 2017 che pecca di spessore e profondità.

Quello che dovevano fare, motivo forse del perché il saggio Fukunaga se n’è tirato fuori, era una miniserie di quattro-sei-otto puntante, proprio alla True Detective season 1, nella quale dare il giusto respiro ai protagonisti, al presente, al passato e a tutti quegli elementi che rendevano il romanzo di IT un mondo a sé, che andava descritto nel suo insieme inscindibile e non per solo alcuni suoi aspetti.

Detto questo, se proprio dovete vedetelo, (anche solo per poter essere giudicato), ma magari non spendeteci troppo…

Buona visione (?) da Marc Welder

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