Profilo di Cordwainer Smith, il cantore della condizione umana

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

This is science fiction, yes. But it comes from your own time, from your own world, even from your own mind.

All I can do is to work the symbols.

The magic and the beauty will come of our own past, your present, your hopes and your experiences. This may look alien but it is really as closet to you as your own fingers.

(Cordwainer Smith, dal prologo dell’antologia Space Lords, 1965)

 

Astounding, Amazing Stories, Startling Stories e Famous Fantastic Mysteries:tutte queste riviste rifiutarono il racconto “Scanners Live in Vain“. Finalmente Fantasy Book, periodico che ebbe vita breve, accettò di pubblicarlo. Era il gennaio del 1950 e iniziava così l’epopea della Strumentalità dell’Uomo.

Cordwainer Smith, pseudonimo di Paul Myron Anthony Linebarger (Milwaukee, 11 luglio 1913 – Baltimora, 6 agosto 1966), è una delle figure più affascinanti e singolari nella storia della letteratura fantascientifica. Nipote di un pastore metodista e figlio di un avvocato legato al movimento rivoluzionario cinese del 1911 – padrino di Paul fu nientepopodimeno che Sun Yat Sen, fondatore della Cina moderna – il futuro creatore della Strumentalità crebbe tra Honolulu (dove a sei anni perse l’occhio destro, ferito accidentalmente da un compagno di giochi), Montecarlo, Baden-Baden e soprattutto Shanghai. Nella metropoli cinese frequentò negli anni ’20 la Cathedral School of Shanghai for Boys, la stessa che dieci anni dopo avrebbe visto tra i suoi allievi un altro nome illustre della fantascienza, James G. Ballard.

Il continuo girovagare per continenti e scuole (ne frequentò circa trenta) permise a Linebarger, in età adulta, di parlare, oltre all’inglese, il cinese, il francese, il tedesco, il russo e lo spagnolo. Lettore onnivoro, brillante sinologo e amante della letteratura cinese e giapponese, frequentò la George Washington University, dove conobbe tal Lafayette Ronald Hubbard, per poi laurearsi nel 1936 in scienze politiche alla John Hopkins University, la stessa università dove avrebbe poi insegnato Asiatic Studies. Diventato consulente in affari estremorientali per l’intelligence militare, durante la Seconda guerra mondiale fu inviato in Cina, dove ebbe contatti sia con il regime nazionalista sia con il governo rivoluzionario guidato da Mao Zedong. Con la guerra fredda, le sue missioni lo videro in Malesia, in collaborazione con le forze britanniche contro il locale movimento comunista, e soprattutto in Corea. Fu anche un esperto in guerra psicologica, argomento su cui scrisse un manuale (Psychological Warfare, 1948), ispirato largamente all’Arte della Guerra di Sunzi, il trattato cinese di strategia militare del V secolo a.C.

Fatta eccezione per la prima stesura del racconto War No. 81-Q, risalente al 1928, fu dalla fine degli anni ’30 che Linebarger si dedicò per diletto alla poesia e a vari generi di narrativa, pubblicando i romanzi psicologici Ria (1947) e Carola (1948), nonché la storia di spionaggio Atomsk (1949). Al di là della qualità di questi lavori, è interessante notare come in essi siano già presenti molte tematiche che sarebbero state sviluppate nei decenni successivi, soprattutto quelle legate alla religione e alla sessualità.

Con l’uscita di “Scanners Live in Vain” gli altri generi furono messi da parte a favore della fantascienza; dopo una pausa legata anche alle missioni in Corea, a partire dal 1955 furono pubblicati un romanzo e una trentina di racconti, tutti, tranne alcuni titoli fantastici come “Western Science is so Wonderful” (1958) e “The Fife of Bodidharma” (1959), ambientati nell’universo della Strumentalità dell’Uomo (Instrumentality of Mankind) o Grande Ausilio, come tradusse Ugo Malaguti. Un universo futuro la cui storia arriva, attraverso una complessa periodizzazione, sino al secolo centosessantesimo.

Nel corso di questo lungo arco di tempo la razza umana, sotto l’egida della Strumentalità, ha colonizzato centinaia di pianeti. In alcuni casi è stata adattata fisicamente ad ambienti alieni, dando origine a numerose specie di “ominidi”. A svolgere i lavori più pesanti sono però i robot, controllati da un cervello di solito espiantato da un uccello, e gli “omunculi” (Underpeople), schiavi docili e senzienti, realizzati manipolando i geni degli animali terrestri. Un’idea sicuramente tratta da H.G. Wells e dal suo romanzo The Island of doctor Moreau(1895), ma sviluppata da Smith in maniera unica ed eccezionale, caratterizzando queste creature di una profondità psicologica e una carica emozionale senza uguali.Come sottolinea Giuseppe Lippi nell’introduzione al romanzo Norstrilia, un aspetto degli omuncoli che colpisce è l’ambiguità biologica: l’alterazione è tale che questi esseri possono sfoggiare un corpo completamente umano, anche bellissimo come nel caso della donna-gatto C’Mell, pur conservando l’intrinseca natura “animale”. In realtà Smith sfrutta la differenza interiore tra omuncoli ed esseri umani per disquisire sul concetto di umanità. Per dimostrarsi “umani” non bisogna essere immortali o perfetti dal punto di vista fisico, ma avere un cuore, saper amare, essere liberi e vitali; tutte caratteristiche che gli omuncoli hanno conservato, a differenza dei “veri” uomini e degli ominidi.

La Strumentalità, sebbene sia stata creata “to keep man man“, è diventata col tempo una spietata tecnocrazia dalle caratteristiche massoniche, un dispotismo illuminato e crudele allo stesso tempo, che assicura la felicità della popolazione umana mantenendola appagata e ignorante. Infatti, pur consentendo ai vari mondi di governarsi, controlla strettamente le comunicazioni e i trasporti spaziali, ma soprattutto interferisce negli affari locali quando questi mettono in pericolo lo status quo e schiavizza brutalmente le masse degli omuncoli.

Cordwainer Smith, pur apprezzato da critica e colleghi, non raggiunse grande popolarità in vita, né tantomeno vaste masse di lettori. La riscoperta si ebbe anni dopo la sua morte. Forse uno dei motivi della sua mancata diffusione fu lo stile peculiare, ricco di simbolismi, suggestioni e non privo di venature surreali. Questo stile, da alcuni editori considerato eccentrico e di non facile fruizione, non si richiamava tanto alle riviste pulp degli anni ’20 e ’30 – su cui si erano formati molti autori di fantascienza e che anche il giovane Paul aveva divorato, assieme ai libri di Jules Verne – quanto alla letteratura cinese, ai racconti delle Mille e una Notte e, più vicino a noi geograficamente, all’Odissea, alla Divina Commedia e alla poesia di Arthur Rimbaud. Gli scrittori di fantascienza che esercitarono la maggior influenza furono, per ammissione dello stesso Linebarger, il tedesco Alfred Döblin (1878-1957), l’inglese Olaf Stapledon (1886-1950) e lo statunitense Edward E. “doc” Smith (1890-1965), con le loro epopee future del genere umano.

Originale è il modo con il quale le storie vengono presentate: spesso a raccontare è un ipotetico narratore, posto in un futuro ancora più remoto, che utilizza tecniche da fiaba e da ballata popolare; il racconto assume così le connotazioni di leggenda, risalente a tempi antichi e quasi dimenticati. In tutta la produzione cordwainerianalegata alla Strumentalità solo in un caso, “Alpha Ralpha Boulevard” (1961), è utilizzata la prima persona. Contravvenendo alle regole della narrativa moderna, Cordwainer Smith a volte anticipa nelle prime righe gli eventi che stanno per essere narrati, mostrando un’affinità con le antiche saghe nordiche e con i racconti della letteratura cinese classica. L’influenza orientale si avverte anche nei continui riferimenti, in un episodio, ad altri racconti oppure quando nella narrazione si aprono ampie parentesi che sviluppano sottotrame, solo apparentemente minori.

La maggior parte degli eventi ha luogo intorno al centosessantesimo secolo, nel pieno della cosiddetta Riscoperta dell’Uomo, momento in cui la Strumentalità realizza che l’utopia da essa instaurata nella galassia è fallita, togliendo agli esseri umani ogni gioia di vivere. I “Messeri e le Madonne”, per non soccombere al nichilismo, decidono di non garantire più ai cittadini quattrocento anni di vita, reintroducendo non solo alcune forme di malattia e di crimine ma anche lingue e forme d’arte dimenticate da secoli. Sempre valida, però, è la millenaria restrizione alla diffusione da un mondo all’altro delle religioni, considerate portatrici d’idee potenzialmente sovversive e destabilizzanti. Questo è anche il momento in cui gli omuncoli iniziano le loro rivendicazioni. L’epopea di questi schiavi ha forti connotazioni bibliche ed è contraddistinta dalla non-violenza, secondo un modello gandhiano tanto caro a Linebarger. Il trionfo finale degli umili e degli umiliati, durante la cosiddetta èra dei Lords of the Afternoon, avrà tra le conseguenze anche la salvezza del genere umano da una millenaria paralisi spirituale; purtroppo la prematura scomparsa dell’autore interruppe bruscamente l’evoluzione di questo maestoso mosaico futuro.

Nella visione storica di Cordwainer Smith, simile a quella della storiografia cinese, la civiltà umana è quindi soggetta a cicli di unità e frammentazione: nel momento in cui sono raggiunti l’equilibrio e la pace subentra la stagnazione. E’ necessario quindi rimettere in moto il pendolo della storia.

Nell’opera dell’autore del Wisconsin il lato scientifico è quasi inesistente, assolutamente in secondo piano rispetto all’aspetto umano e psicologico. Le spiegazioni, quando ci sono, sono più di carattere poetico che tecnologico. Le astronavi, per mezzo di grandi vele solari, si muovono nello Spazio Uno, l’universo con le leggi fisiche che conosciamo. I vascelli planoform viaggiano attraverso le differenti dimensioni dello Spazio Due, affine all’iperspazio di altri scrittori. Liberi da ogni costrizione strutturale, questi mezzi hanno poco in comune con le tipiche astronavi e sfoggiano forme bizzarre e improbabili: bolle di energia che racchiudono ville settecentesche, parchi, campi coltivati e persino paesaggi con spiagge e scogliere. Nella creazione di Smith la conquista dello spazio non procede trionfale, ma è disseminata di tragedie e di prezzi da pagare: creature perfide e mutevoli popolano lo Spazio Due, e il Grande Male dello Spazio (the Great Pain of Space) costringe i piloti (scanners e harbeman) a “deumanizzarsi” per non cadere preda di follia e tentazioni suicide. Un universo “espiatorio”, dove ogni progresso costa enormi sacrifici.

Cordwainer Smith introduce il lettore anche allo Spazio Tre. Per muoversi in esso non sono necessarie particolari tecnologie o macchine, bensì risorse spirituali; infatti questa realtà è una sfera con caratteristiche metafisiche e religiose che trascendono le leggi della fisica.

Da non sottovalutare è l’influenza che Linebarger/Smith esercitò su altri scrittori, affascinati immancabilmente dall’originalità della sua scrittura, sebbene alla maggior parte sfuggisse o non interessasse l’etica cristiana e pacifista. Ursula Le Guin decise di dedicarsi alla fantascienza dove aver letto i racconti firmati Smith; esperienza simile ebbe James Patrick Kelly. Ancora più suggestionati dalle atmosfere cordwaineriane furono Harlan Ellison e Robert Silverberg, il cui “Ali della notte” (Nightwings, 1969) si può considerare tra le opere più affini alle creazioni di Linebarger/Smith, assieme a “Gli occhi di Heisenberg” (Eyes of Heisenberg, 1966) di Frank Herbert.

Significative le parole di Silverberg: “I think Cordwainer Smith is a visitor from a remote time who lives among us, perhaps as an exile from his own age, or simply as a tourist who delights in projecting his knowledge of the future in the form of science fiction stories.”

Echi di Cordwainer Smith si possono trovare quasi ovunque, da Roger Zelazny a Norman Spinrad, da Samuel Delany a Dan Simmons, inclusi vari autori appartenenti aigeneri cyberpunk e new weird, come China Miéville. Sebbene non si possa parlare di plagio, sono da notare le similitudini tra il celeberrimo mondo di “Dune” (1965) di Herbert, e il coevo Vecchia Australia del Nord o Norstrilia, il mondo al quale Cordwainer Smith dedicò la sua opera più corposa (The Planet Buyer, 1964, prima parte di quello che sarebbe diventato il suo unico romanzo, Norstrilia, uscito nella forma definitiva nel 1975, postumo). Entrambi sono pianeti desertici e ospitano delle specie animali che producono una droga che allunga la vita (la spezia in un caso, lo stroono santaclara nell’altro); i cieli dei due mondi sono solcati da “ornitotteri” e se Dune è popolato dalle tribù dei “Fremen”, Norstrilia ospita i “Freemen”. L’origine di questo pianeta, e del romanzo a esso legato, risale al 1957, anno in cui Linebarger visitò l’Australia. Sebbene il soggiorno a Canberra finì per essere rovinato da problemi di salute, Linebarger manifestò l’intenzione di trasferirsi in Australia con la pensione e nel ’58, tornato negli USA, iniziò a lavorare al progetto Norstrilia.

Che Cordwainer Smith fosse uno pseudonimo fu subito chiaro a tutti; spuntò persino il sospetto che dietro il nom de plumsi nascondesse uno scrittore affermato come Theodore Sturgeon. Lo scrittore di Milwaukee fu abile a mantenere il segreto, rilasciando, nelle vesti di autore di fantascienza, una sola intervista a un piccolo giornale locale. Le due vite, quella di scrittore e quella di docente universitario e consigliere per presidenti come Eisenhower e Kennedy, mai si confusero. Tra i pochi a conoscere la verità c’era Frederik Pohl. E fu proprio Pohl a rivelarne l’identità subito dopo la morte di Linebarger, avvenuta nel 1966 al John Hopkins University Hospital a causa di una emorragia cerebrale.

Con questo atteggiamento riservato l’autore nato negli USA ma di fatto cresciuto in Cina, seguì le orme dei mandarini cinesi di epoca imperiale, funzionari che affiancavano alla vita pubblica – fatta di esami, di incarichi governativi, di trasferte in province lontane e di ortodossia confuciana – una vita privata, dedicata non solo alla famiglia ma anche alla coltivazione di se stessi; è da questo ambiente che sono usciti molti celebri scrittori e pittori del celeste impero. Non si trattava solo di una strategia di evasione dalla soffocante routine: i mandarini, soprattutto nelle opere letterarie erotiche e di cappa e spada scritte sotto pseudonimo, potevano liberarsi, almeno temporaneamente, dalle pastoie dell’ideologia confuciana imperante. Era così possibile manifestare un sincretismo religioso che fondeva liberamente elementi taoisti, buddhisti e confuciani, ed esaltare ideali ben diversi da quelli imperiali, come quelli dei cavalieri erranti la cui etica era fatta d’individualismo, di egualitarismo e soprattutto di prossimità alle masse popolari. In maniera simile Cordwainer Smith infuse nei suoi scritti, in particolare in quelli di fantascienza, tutti quei valori in cui credeva nonché un’accesa critica nei confronti della propria società. E’ facile riconoscere nelle lotte di emancipazione degli omunculi quelle degli afro-americani negli anni ’50 e ’60 e l’intero universo della Strumentalità si può considerare una metafora degli Stati Uniti d’America nel XX secolo. Molte figure di spicco della società statunitense, da Martin Luther King a John F. Kennedy ebbero la loro controparte nella Strumentalità. Spesso, per non dire sempre, i racconti della Strumentalità riflettono nella trama eventi contemporanei: non solo il problema razziale ma anche i colpi di stato in Medio Oriente (come nella serie di racconti che vedono Casher O’Neill protagonista), i casi di spionaggio internazionale, la crisi del sogno americano. Questa correlazione è talmente forte che proprio nei primi anni ’60, durante un periodo di forti trasformazioni sociali negli USA, Cordwainer Smith scrisse forse le sue opere migliori.

Linebarger usò per la sua poliedrica produzione differenti pseudonimi: Felix C. Forrest per i romanzi Ria e Carola, Anthony Bearden per le poesie e Carmichael Smith per Atomsk, oltre ovviamente a Cordwainer Smith, con il primo elemento derivato da un’antica forma per calzolaio.

Non priva di fondamento pare l’ipotesi che Linebarger abbia deciso di dedicarsi alla scrittura di fantascienza come forma di psicoterapia, dopo che il 1949 si era distinto come annus horribilis, a causa del divorzio dalla prima moglie Margareth Snow (da cui aveva avuto due figlie) e della conseguente depressione, non priva d’impulsi autodistruttivi. La prolungata terapia si svolse, secondo una teoria non avallata però dalla famiglia, presso lo studio dello psicologo Robert M. Lindner, colui che, nel suo libro The Fifty-Minute Hour and Other True Psychoanalytic Tales (1954), parlò a lungo del paziente Kirk Allen, identificato da più persone, tra cui Brian Aldiss, proprio con Linebarger.

Non fu solo la scrittura a giovare alla serenità del nostro autore. Aiutò innanzitutto il matrimonio nel 1950 con Genevieve Cecilia Collins. Ex studentessa dello stesso Linebarger, Genevieve diede il suo contributo alla Strumentalità, collaborando alla stesura di alcuni racconti come The Lady Who Sailed the Soul (1960), ma soprattutto promosse la riscoperta dell’opera del marito negli anni ’70. Ugualmente importanti per l’autostima del complicato Paul furono i riconoscimenti accademici (tra cui alcune lauree honoris causa in giro per il mondo) nonché l’avvicinamento alla chiesa anglicana, considerata un giusto compromesso tra il cattolicesimo della consorte e le radici protestanti della famiglia Linebarger.

Tra le opere di Cordwainer Smith si annoverano alcuni tra i migliori racconti mai scritti in questo genere, come “A Planet Named Shayol” (1961) o “The Ballad of Lost C’Mell” (1962). Uno scrittore da riscoprire o scoprire per la prima volta, se si è fortunati da trovare le sue pubblicazioni in italiano (a parte il romanzo Norstrilia, tutte datate); uno scrittore sorprendente, lirico, visionario, ricco di suggestioni e di allegorie, non sempre apprezzabile a una prima lettura. Soprattutto un autore dai contenuti profondamente pacifisti, nonostante la sua lunga esperienza nell’esercito statunitense. O forse proprio a causa di questa.

 

BIBLIOGRAFIA UTILIZZATA:

John J. PIERCE, “Cordwainer Smith: The Shaper of Myths”, in The Best of Cordwainer Smith, pp. 1-6, 1975.

Antonio CARONIA, “Cordwainer Smith. Il prezzo della felicità”, in Un’ambigua utopia, anno III, n. 1 gennaio-febbraio 1979 (consultabile sulla pagina http://un-ambigua-utopia.blogspot.it/2016/09/cordwainer-smith-il-prezzo-della.html?m=1)

Ugo MALAGUTI, “Introduzione”, in Sabbie, tempeste e pietre preziose, pp. 5-18, 1979.

Domenico CAMMAROTA, “Notizie dall’inferno: Cordwainer Smith”, in Il Ciclo della Strumentalità, tomo primo, pp. 9-19, 1989.

Sebastiano FUSCO e Gianfranco DE TURRIS, “Gli universi della fantascienza”, in Il Ciclo della Strumentalità, tomo secondo, pp. 355-360, 1989.

Sebastiano FUSCO e Gianfranco DE TURRIS, “L’epica e il simbolismo in Smith”, in Il Ciclo della Strumentalità, tomo secondo, pp. 361-367, 1989.

Giuseppe LIPPI, “Uno scrittore per tempi difficili”, in Norstrilia (Classici Urania n. 145), pp. 5-6, 1989.

“Smith, Cordwainer”, in The Encyclopedia of Science Fiction (a cura di John Clute e Peter Nicholls), II edizione, pp. 1121-1122, 1993.

Anthony R. LEWIS, Concordance to Cordwainer Smith, 2000.

Karen L. HELLEKSON, The Science Fiction of Cordwainer Smith, 2001.

Pablo CAPANNA, Cordwainer Smith Lord of the Afternoon, 2011.

 

LINKS UTILI:

http://www.cordwainer-smith.com/ (a cura della figlia Rosana)

http://andromedasf.altervista.org/cordwainer-smith-cmel-ritrovata/(a cura di Massimo Citi)

https://en.wikipedia.org/wiki/Cordwainer_Smith

http://www.isfdb.org/cgi-bin/ea.cgi?101

http://www.fantascienza.com/catalogo/autori/NILF14931/cordwainer-smith/

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