Fahrenheit 451, di Ray Bradbury

Con piacere CDUSL ospita una nuova recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury; a scriverla l’amica Cristina Fabriani che si è avvicinata alla fantascienza proprio con questo classico, rimanendone folgorata. Queste le sue impressioni.

Il vecchio annusò il volume. “Sapete” proseguì “che i libri hanno un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie d’origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c’erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!

Non si deve giudicare un libro dalla copertina”. Così recita il libro a pagina 169. Una cosa che io faccio quasi immancabilmente durante le mie passeggiate romantiche in libreria e, a dire il vero, molti sono i libri che mi hanno conquistato proprio con la loro “facciata”. Non so se capita anche a voi. Beh, in questo caso specifico, se avessi dovuto giudicare il libro dalla copertina (ed anche dal titolo), sono abbastanza sicura che non lo avrei acquistato mai e poi mai. Per questo ringrazio di cuore un collega ed amico di letture per avermelo consigliato. Un libro a cui, tutti coloro che nutrono un amore smisurato per i libri, la lettura, la cultura, il sapere, dovrebbero riservare un posto d’onore nella propria libreria. L’ho terminato in pochissimi giorni e non posso fare a meno di consigliarvelo.

E’ doveroso premettere che si tratta di un romanzo di fantascienza, genere assolutamente lontano dai miei gusti letterari ed anche dal mio temperamento, scritto nel lontano 1953. Ribadisco la data di stesura poiché uno degli elementi che colpisce leggendo il libro, forse sopra ad ogni altro, è la sua straordinaria attualità. Sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte ad una vera e propria profezia. Il Signor Montag è membro di uno strano corpo di vigili del fuoco che, invece di spegnere incendi li crea, con lo scopo di bruciare ogni forma di libro esistente. Ai cittadini è infatti severamente proibito possedere in casa anche un solo libro. Per essere rispettosi della legge, l’unico mezzo di conoscenza, informazione e comunicazione che può essere utilizzato è la televisione: strumento totalmente plasmato, controllato e gestito dal governo centrale con l’obiettivo di regolare qualsiasi dinamica all’interno della società cittadina. Le scene dei roghi vengono descritte con attenzione così come il piacere che gli addetti al fuoco provano nel distruggere la conoscenza. Improvvisamente però nella vita del Signor Montag accade qualcosa da cui egli non potrà più tornare indietro. Il meccanismo per lui, dopo aver preso tra le mani un libro ed averne iniziato a leggere alcune pagine, inizia ad incrinarsi. Si sente inebriato dal potere benefico di quelle parole e capisce di non poterne più fare a meno, così inizia a custodire in maniera clandestina alcuni libri in casa. Il desiderio successivo è quello di abbandonare il proprio lavoro e quindi la squadra degli incendiari, con la conseguenza inevitabile di porsi in una condizione di assoluta ed inevitabile illegalità. Le conseguenze di questa decisione ed i numerosi personaggi che ruotano intorno al racconto, li lascio però scoprire a voi.

Il libro è un costante ed efficace invito alla riflessione e la sua attualità ci lascia senza parole a tal punto che, la trama passa a tratti in secondo piano; talvolta non ci interessa più della storia tanto siamo colpiti dal messaggio tagliente che essa vuole trasmetterci. Voglio rassicurarvi però sull’apparente sensazione di crudeltà e drammaticità del racconto. Posso garantirvi che vi troverete di fronte ad un vero e proprio “scrigno di poesia”. Un’autentica lode ai libri, agli scrittori, alla lettura, al sapere, alla cultura, unica ed insostituibile forma di ricchezza e nutrimento dello spirito nonché unica via verso il raggiungimento della libertà. Valori questi temuti da un governo infimo e disonesto che non a caso cerca di eliminare con tutte le sue forze. Persino parlare insieme, fermarsi a pensare, a riflettere sembra essere considerato un reato e chiunque osi farlo rappresenta una minaccia, “il diverso” che non merita neppure di esistere. Riflessioni “forti” ma essenziali per potersi migliorare, vivere una vita migliore, essere liberi, o almeno tentare di farlo. Durante la lettura è caldamente consigliato di tenere a portata di mano una matita perché i passi degni di nota e che non vorrete più dimenticare, saranno molti. Io non ho potuto fare a meno di immortalarne un bel po’ e ve li regalo con l’auspicio di accendere in voi il desiderio di leggere questo capolavoro scritto ben 62 anni fa. Mi dilungherò un po’, vi chiedo scusa in anticipo ma se avrete tempo e pazienza di leggere i passi tratti dal libro fino alla fine, ne varrà la pena. Buona lettura con l’augurio di poter essere sempre “vagabondi all’esterno, biblioteche dentro”

Numero uno: sapete perché i libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c’è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete “letterario”. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove!. I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, di facce senza pori, senza peli, inespressive.

«Agio, tempo libero.» «Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno.» «Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non conducete la vostra macchina a cento miglia all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: “sembra” talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: “Quante sciocchezze!”». «Ma la “famiglia” è gente in carne e ossa». «Come, scusate?». «Mia moglie dice che i libri non sono “reali”». «E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: “Aspetta un momento”. Potete farne ciò che volete. Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall’artiglio che v’imprigiona quando mettete piede in salotto TV? Vi foggia secondo la foggia che esso più desidera! L’ambiente in cui vi chiude è reale come il mondo. “Diviene” e pertanto è la verità. I libri possono essere battuti con la ragione.”

Scopo dei libri è ricordarci quanto siamo somari, dissennati. sono i pretoriani di Cesare, i quali mormorano, mentre il corteo trionfale passa rombando: “Ricordati, Cesare che anche tu sei mortale”. La maggior parte di noi non può correre qua e là notte e giorno, parlare con tutto, conoscere tutte le città della terra, non abbiamo tempi, denaro, nemmeno tanti amici. Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l’uomo medio potrà vederne il novantanove per cento sarà un libro.”

Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro, quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro, o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi stessi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta la vita.”

FAHRENHEIT 451, Ray Bradbury – Mondadori 2014 – pp.180 – Euro 9,00 – (prima edizione Mondadori 1966), trad. di Giorgio Monicelli.

Cristina Fabriani

 

Potrebbero interessarti anche...

Nessuna risposta

  1. Marco Straforini ha detto:

    Non deve essere una sorpresa che questo romanzo sia ancora attuale. Venne scritto dopo la seconda guerra mondiale, sotto la paura dei nuovi regimi autoritari che nacquero al tempo, questo romanzo assieme ad un altro molto simile, quel 1984 di George Orwell (scritto nel 1948). Entrambi i romanzi descrivono il pericolo di un regime capace di riscrivere la storia a proprio vantaggio, lasciando i propri cittadini nell'ignoranza, in Farheneit impedendo di leggere libri. E un altro fattore e' molto importante, ossia sia Bradbury che Orwell si resero conto del pericolo dei media, in particolare la televisione, che se controllata ha il potere di inquadrare e assogettare le masse. Orwell era ovviamente spinto dalla paura del bolscevismo (paura che vediamo anche meglio nel romanzo la Fattoria degli Animali) ma a Bradbury si aggiunse la paura del nemico in casa, nella forma della nascita del maccartismo, ossia come impaurire le masse facendo accuse infondate, nome nato dal senatore americano Joseph McCarthy, che vedeva spie comuniste ovunque. Difficile non parlare di questi due grandi romanzi senza inserirli nel loro contesto storico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *