Ipse dixit, di Francesco Troccoli

E’ ancora presto per cantare vittoria ma bisogna constatare con soddisfazione che ultimamente stanno nascendo iniziative editoriali interessanti, soprattutto in termini di ebook, e in un simile clima di rinascita viene presentato nuovamente al pubblico il racconto “Ipse Dixit” di Francesco Troccoli, uscito in precedenza in “I sogni di Cartesio – Storie fantastiche di filosofia”, Edizioni Della Vigna, 2013. Stavolta il racconto viene ospitato in formato digitale nella collana Fantascienza delle Edizioni Imperium.

Nell’universo di un lontanissimo futuro vive una civiltà che ha riscoperto l’antica arte della filosofia, e gli accademici si suddividono tra gli appartenenti ai Corpi Scientifici e ai Corpi Filosofici. Grazie ai prodigi della tecnica, i giovani aspiranti scienziati e filosofi possono seguire le loro lezioni ascoltando in aula i grandi personaggi del passato. Ad insegnare la metafisica ci pensa ad esempio il sommo Aristotele, non quello originale, ma «il suo rumore di fondo», la sua «aura ultradimensionale residua», una specie di «ombra intelligente, auto-cosciente e interattiva proiettata sul nostro presente». Quando la voce narrante, un giovane studente Neoellenico di filosofia, dialogherà insieme al suo migliore amico, studente di fisica, scoprirà che non tutto è come sembra, e in seguito a un’agghiacciante rivelazione imparerà che gli orrori e le meraviglie della scienza possono andare ben oltre i confini dell’immaginazione.

Con lo stile epico della science fiction di portata cosmica che ricorda molto la prosa di Alastair Reynolds, Francesco Troccoli ricollega il lontano futuro all’antico passato, e lo fa inventando una storia che potrebbe riempire le fantasie di molti ma che solo uno scrittore esperto riuscirebbe a trascrivere dandole coerenza, forma e contenuto. In “Ipse Dixit” la filosofia e la scienza incontrano la bioetica, mentre la metafisica abbraccia la fisica quantistica in un linguaggio volutamente narrativo e accessibile a tutti. Perché, come diceva il vecchio Seneca, la verità ha un linguaggio semplice.

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