Intervista ad Ann Leckie

Chi (o cosa) ti ha iniziato alla fantascienza? Ci puoi parlare del tuo primo contatto con questo genere?

Leggo fantascienza da quando ero molto giovane, quindi non sono sicura di ricordare qual’è stato il mio primo contatto.

Quanto è importante il tuo background personale nell’ispirazione? Quanto, invece, le esperienze di vita e gli stimoli che arrivano dal nostro presente?

Cerco di pensare alle persone reali, quando costruisco dei personaggi. Conosco qualcuno che in qualche modo assomiglia a questo tal personaggio? È così che si comporta, o parla, qualcuno che conosco? Quando la gente parla delle cose — magari di cose che muovono sentimenti o sono particolarmente difficili — in che modo ne parla normalmente? Molto di tutto ciò è reale esperienza di vita. Talvolta parte dell’attività di ricerca quando mi accingo a lavorare su qualcosa riguarda questioni di tutti i giorni: come procurarsi un certo tipo di cibo, imparare come fare una certa cosa per un personaggio che deve farla o, quando posso, visitare posti che assomigliano alle ambientazioni di una mia storia. Non riesco sempre a fare tutte queste cose, naturalmente, ma cerco di farlo ogni volta che posso.

Eppure nessuna delle mie storie è autobiografica, non sono propriamente ricavate dalla mia vita.

Qual è la tua personale idea di letteratura di fantascienza?

Credo che la FS sia troppo grande e variegata per circoscriverla entro confini definiti. La amo proprio per questo, mi piace proprio che, quando si dice “FS”, si intende un sacco di cose diverse. Infatti si può leggere “solo” FS leggendo anche, diciamo, un romance, o un racconto su un futuro molto vicino costruito con cura e attenzione, piuttosto che una fantastica space opera su un futuro lontano, un giallo con l’assassino o una roba letteraria molto poetica o magari una storia su un problema da risolvere che riguarda determinati fenomeni fisici, un sacco di pagine su come dovrebbero funzionare i motori di un’astronave o su alieni modellati su quanto conosciamo della biologia terrestre, i quali possono anche avere di per sé un che di felicemente soprannaturale. Oppure… nessuna di queste cose o tutte insieme, prese in varie combinazioni, stili e strutture letterarie. I possibili risultati sono infiniti, ed è tutta FS!

Personalmente non sono esageratamente interessata al durissimo compito di mettere steccati attorno alla fantascienza. Può essere divertente, talvolta, cercare di tracciare questa linea e vedere cosa ne viene fuori, tuttavia credo che troppo spesso tale linea venga tracciata in modo da escludere tutto ciò che non piace all’autore, bollato come “falsa FS”.

Cosa sta cambiando nel panorama statunitense delle riviste di fantascienza dal 2008? Sta influenzando anche il modo di lavorare degli autori?

 

Quando tempo fa iniziai a inviare racconti alle riviste, lo facevo sempre per mezzo dell’ufficio postale. Quasi tutte le riviste su cui desideravo pubblicare erano di carta stampata e si compravano nei negozi di libri o attraverso gli abbonamenti, in questo caso ti arrivava un fascicolo cartaceo direttamente nella tua casella postale. Esistevano una o due riviste online riconosciute dal SFWA (NDR: vuol dire “Science Fiction and Fantasy Writers of America”. Si tratta dell’associazione degli scrittori del fantastico statunitensi che assegna, fra l’altro, il premio Nebula), o che godevano di buone critiche, ma per la maggior parte tutto passava dalle riviste cartacee e dagli abbonamenti al cartaceo.

Oggi tutti, tranne una delle grandi riviste cartacee, accettano abbonamenti email e sempre più riviste di fantascienza sono totalmente online. Rispetto a pochi anni fa, sempre più annunci di concorsi letterari sembrano provenire da riviste online. Per molti versi, questo è meraviglioso. Rende i racconti facilmente fruibili a chiunque abbia accesso a internet, fa in modo che sia più facile trovare lettori per una storia. Una rivista cartacea, una volta che il tuo racconto è stato pubblicato nel numero di quel mese, è superata da quella del mese prossimo. Se si vuole leggere qualcosa dei numeri dell’anno scorso, bisogna rintracciarne in qualche modo una copia. Non è impossibile, ma richiede un certo impegno. È stato pubblicato online? Google è in grado di trovarlo. Posso sempre “linkare” le mie storie pubblicate online e saranno facilmente leggibili dalla gente.

D’altra parte, la grande maggioranza di riviste online non accettano racconti più lunghi di cinquemila parole (NDR.: negli Stati Uniti i racconti solitamente vengono retribuiti in base al numero di parole). Sono in poche ad accettare lavori lunghi fino a settemila parole. Forse una o due ne prendono anche fino a diecimila parole. Penso che ci sia un’ipotesi molto diffusa (magari anche valida) per spiegare questo fenomeno: nessuno riesce a leggere più di cinque – seimila parole su uno schermo di computer. Naturalmente molte riviste online stanno lavorando per ottenere la qualifica SFWA, che attualmente richiede una certa tariffa minima da pagare per ogni parola, quindi non sono in grado di comprare molti racconti che siano lunghi. Abbastanza condivisibile.

Gli scrittori sono coscienti di cosa possono vendere più facilmente alle riviste, e di quali siano i requisiti. Così, se hanno un’idea che va a concludersi in cinquemila parole e un’altra che ne richiede quindicimila, cercheranno di lavorare più sulla storia da cinquemila, perché ha maggiori probabilità di essere venduta.

Io tendo a scrivere opere alquanto lunghe e quando ho cominciato a scrivere racconti, ho lavorato molto per tenere le mie storie sotto un numero di parole vendibile. Eppure, mi sono ritrovata con un paio di opere che potevano avere possibilità solo con una o due riviste. Ho sperato a lungo di trovare un mercato in cui collocare i racconti più lunghi. Alla fine ho aperto una mia rivista online, “GigaNotoSaurus”, che accetta solo storie oltre le cinquemila parole. Ho scoperto che un bel po’ di scrittori aveva accuratamente rivisto le proprie opere per farle stare sotto le diecimila parole. Qualche volta ho dovuto chiedere la versione originale inedita, perché quella che l’autore mi aveva sottoposto sembrava limitata e tagliata.

Insomma, uno degli effetti dell’attuale stato delle riviste FS è, penso, il fatto che gli autori esitano a scrivere storie più lunghe. Il che è comprensibile, ma alquanto vergognoso, visto che esistono storie che semplicemente non si possono abbreviare.

È così diverso scrivere FS piuttosto che Fantasy? Qual’è la tua esperieza?

Non penso che sia poi così diverso. Dipende molto da quale genere di FS si sta scrivendo, anche da quale genere di Fantasy. Inoltre, così tanti scrittori di fantascienza hanno scritto Fantasy, e così tanti scrittori Fantasy hanno scritto fantascienza, che esiste ormai molta sovrapposizione di tecniche, strutture e stili letterari fra i due generi.

Da pochi giorni stiamo leggendo in italiano il tuo capolavoro, La vendetta di Breq. Come si è sviluppato nella tua immaginazione questo particolare progetto? Ci puoi parlare della sua genesi? 

Non sono sicura che sia stato qualcosa di particolare a ispirarmi La vendetta di Breq. Piuttosto si è trattato di qualcosa che si è sviluppato da idee diverse che ho poi combinato, riaggiustando pezzi, aggiungendo brani nuovi, facendoli girare e rigirare fino a vedere qualcosa che mi piacesse davvero. Quindi non è stata una sola idea a colpirmi, ma il risultato dell’aver messo assieme molte idee diverse in un unico contenitore per vedere cosa avrebbero potuto realizzare.

Cosa ne pensi della FS attuale? Secondo te come mai così tanta gente continua a leggere FS nonostante i gochi, i film e gli effetti speciali?

Penso che la FS di oggi sia meravigliosa! Okay, cioé, non mi piace proprio tutta, però c’è abbastanza varietà da riuscire sempre a trovare quello che mi piace, perfino cose nuove che non credevo mi piacessero, anche altre persone di gusti diversi riescono a trovare sempre la tematica che amano. Tutti noi, inoltre, possiamo sempre leggere le storie e i libri più vecchi, non sono certo spariti, insomma abbiamo una tremenda quantità di roba da leggere.

Ho il sospetto che film e giochi abbiano molta, moltissima, audience in più rispetto ai libri e alle storie di fantascienza! Ma credo che il web ha facilitato più che mai la lettura dei racconti, come anche il fatto di poter parlare agli altri dei libri che amiamo, inoltre gli ebook rendono molto più facile acquistare un libro e iniziare a leggerlo subito, senza dover aspettare o addirittura uscire di casa. E poi, forse i libri non hanno gli effetti speciali, ma generalmente costano meno che andare al cinema, o comprare un gioco, e si possono leggere finché ci pare. Penso proprio che tutto questo abbia aiutato molto la gente ad apprezzare la lettura della fantascienza.

Cosa puoi dire a chi vorrebbe iniziare a scrivere FS o anche Fantasy? Esistono delle regole fondamentali per scrivere una buona storia?

Il miglior consiglio che posso dare è: leggere un sacco e scrivere. Scrivete quello che veramente volete scrivere, ciò che amate scrivere. Fatelo meglio che potete, speditelo e ricominciate con il prossimo progetto. Nel frattempo, non smettete di leggere sempre più storie e libri.

Non credo che esistano semplici regole per scrivere una buona storia. Esistono così tanti modi per scrivere una storia. La maggior parte di ciò che il pubblico pensa siano delle regole non lo è affatto, ma il principiante spesso ha difficoltà a rendersene conto, non si accorge dello “ad eccezione di…” non dichiarato dentro di sé. Poi penso che preoccuparsi troppo delle regole può davvero nuocere a un nuovo scrittore. Dico, non preoccupatevi delle regole. Date un’occhiata alle vostre storie preferite dei vostri autori preferiti e guardate come hanno fatto loro a sviluppare queste storie. Pensate come se doveste usare le stesse tecniche. Lo stesso vale per tutto ciò che secondo voi non va — cercate di capire perché non funziona e come potreste fare in altro modo. Infine, provateci. È un gioco leale trovare una qualsiasi tecnica in un’altra storia, sta a voi prenderla e usarla nel vostro lavoro.

Una ricerca di qualche anno fa indagava sulle differenze fra persone che riuscivano a diventare esperte in qualunque cosa facessero e persone che, pur lavorando molto, non riuscivano mai a raggiungere un simile livello. Una delle cose che gli esperti avevano in comune era che utilizzavano la maggior parte del tempo speso analizzando il lavoro degli altri esperti. Allora, dico, un giocatore di golf come Tiger Woods non si è semplicemente esercitato nel suo swing, ma ha anche utilizzato del tempo esaminando i filmati dei grandi giocatori cercando di immaginarsi come riuscivano a fare quel che facevano. Tutto ciò non mi ha sorpreso. Consiglierei a ogni scrittore esordiente di fare esattamente così — leggere con occhio indagatore e immaginare come riescono a fare certe cose gli scrittori, quindi mettersi a scrivere.

Secondo te, quali romanzi fra i classici della FS e del Fantasy un lettore non dovrebbe mai perdersi?

Oh, la fantascienza è così grande e variegata che è dura restringere il campo! Quale tipo di FS? Quale sorta di Fantasy? E siamo appena agli inizi. Direi, però, che un campionario di vincitori dei premi Hugo e Nebula potrebbe essere un buon inizio.

Hai appena pubblicato Ancillary Sword, il secondo libro della tua trilogia, adesso starai lavorando al terzo. E poi? Hai altri progetti o futuri sviluppi?

Non lo so ancora! Non saperlo è qualcosa di spaventoso, ma spero in progetti di impressionanti e divertenti.

 

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