Recensione di Guardiani della galassia, di James Gunn

A tre mesi di distanza dalla prima americana è finalmente uscito Guardiani della Galassia, decimo film della Marvel Cinematic Universe e penultimo della cosiddetta Fase Due. Questa comprende Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier e si concluderà il prossimo maggio con il secondo episodio di The Avengers: Age of Ultron, dando inizio così a luglio 2015 alla Fase Tre con Ant-Man, il Dottor Strange e il terzo e forse ultimo episodio di Capitan America.

La pellicola è tratta alla testata omonima pubblicata dal 2008, scritta da Dan Abnett e Andy Lanning, nuova incarnazione dei fumetti del 1969 che rientra nel filone reboot intrapreso dalla Marvel nello scorso decennio e che mira al recupero e rilancio di personaggi interessanti, ma finiti nel dimenticatoio. Co-sceneggiato con Nicole Perlman (Thor), Il film è diretto da James Gunn, una puntata azzardata su un outsider che può dire di avere sceneggiato i due Scooby-Doo (2002, 2004), collaborare con la Troma ed essere noto al pubblico per Slither(2006) e il controverso Super (2010). Tutto ha inizio nelle profondità dello spazio con il pilota terrestre Peter Quill (Chris Pratt – Parks and Recreation, Everwood), rapito dalla Terra quand’era un bambino e in seguito autonominatosi Star-Lord, inseguito dalla razza aliena dei Kree dopo aver rubato una misteriosa sfera, interferendo così con i malefici piani di Ronan l’accusatore. Per scappare dai Kree, Star-Lord è dapprima braccato e poi costretto ad allearsi con tre dei i suoi stessi cacciatori e un detenuto per riuscire a fuggire dal carcere nel quale sono stati rinchiusi. Nasce un gruppo di disadattati galattici uno più emarginato e strampalato dell’altro, composto da: Gamora (Zoë Saldaña – Star Trek, Avatar), letale assassina in cerca di redenzione adottata e cresciuta da Thanos, il nemico in Age of Ultron; un procione umanoide di nome Rocket Raccoon (voce di Bradley Cooper – American Hustle, Il Lato Positivo), stratega esperto di armi proveniente da una colonia per malati mentali dove gli animali sono stati sottoposti a manipolazione genetica; Drax il Distruttore (Dave Bautista – Riddick, L’uomo con i pugni di ferro, wresterl della WWE), spirito terrestre incapace di comprendere le metafore, incarnato in un potente corpo artificiale in cerca di vendetta per la moglie e la figlia uccise da Ronan l’accusatore; e infine l’albero antropomorfo Groot (voce di Vin Diesel – Pitch Black, Fast & Furious), ultimo della sua specie, un gigante buono spalla del procione e che non sa dire altro che “io sono Groot” in varie intonazioni. Quando Star-Lord però comprende il vero potere della sfera e la minaccia per l’intero universo capisce con l’aiuto dei nuovi amici e della bella Gamora che non è più il tempo di scappare, ma di combattere per il destino dell’intera Galassia.

I protagonisti sono eroi insoliti che per campare fanno i trafficanti, gli assassini e i cacciatori di taglie e colpiscono e coloriscono il film con dialoghi brillanti. Quasi reali con le proprie ferite e debolezze, egocentrismo e, perché no, tenerezza, riescono ad uscirne con una buona dose di carisma. Su tutti però spiccano Rocket (Cooper), un MacGyver armaiolo nonché mattatore comico vittima purtroppo di esperimenti su animali, realizzato magistralmente con una Computer Graphics di altissimo livello tale da rendere il modello, le movenze e il pelo estremamente credibili; e un Peter Jason Quill (Pratt) fortemente debitore nei confronti di Lucas, così di Han Solo come di Indiana Jones, un antieroe fresco che non si prende troppo sul serio, alleggerendo le sempre incombenti escatologie della Marvel. E’ quasi un peccato che altri personaggi come Groot o Drax restino superficiali per motivi di tempo e sarebbe interessante poter trovare del minutaggio aggiuntivo in una eventuale versione Extended. Sono molti gli aspetti che verrebbe voglia di approfondire, ma sono certo che il seguito, in programma per il 28/7/2017, avrà molto da mostrarci.

Privo di momenti morti, carico di humor e buoni sentimenti, il cinecomic degli studi Marvel riesce ad unire sci-fi e commedia in un mix intelligibile anche dai non appassionati di fumetti. In pochi infatti possono dire di aver conosciuto i Guardiani della Galassia prima dell’annuncio del film, così come è stato un azzardo azzeccatissimo quello di affidare il lavoro ad un regista promettente come James Gunn, ma privo di esperienza mainstream. Proprio a causa della poca notorietà del gruppo secondo la produzione era necessario un occhio nuovo e differente rispetto ai precedenti film, un taglio più divertente e alla portata di tutti, con interpreti fuori dal comune che pensano molto più ai soldi che a salvare l’universo. Ci troviamo pertanto al cospetto di una Space Opera che proietta la Marvel verso il cosmo molto più di quanto sia stato fatto prima, che illustra un universo fantascientifico estremamente articolato e con un potenziale enorme, non solo di culture, mondi, razze e tecnologie, ma anche di trame e sviluppi che a differenza dei film precedenti andranno ben oltre la Terra. In questo avventuroso entertainment oltre ai protagonisti succitati, troviamo anche attori del calibro di Benicio Del Toro, John C. Reilly, Glenn Close e Josh Brolin (in performance capture per l’interpretazione di Thanos), senza ovviamente contare il cameo vocale di Rob Zombie e quello dell’immancabile Stan Lee. I suoi uomini hanno fatto centro ancora una volta venendo premiati per le scelte del casting, per la regia, per la sceneggiatura e per la qualità della computer grafica. Mensione particolare, infine, va fatta per la Colonna Sonora, una raccolta pop-rock che accompagna tutto il film e che ne accentua i toni scanzonati. Tracce anni ’70 e ’80, che vanno dall’apertura con “Hooked on a Felling”, passando per i The Jackson 5 con “I Want You Back” e “Moonage Daydream” del sempreverde David Bowie.

Buona visione da Marc Welder

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