Il richiamo delle spade, di Joe Abercrombie

…c’era sangue su di lui, e questo era bene. C’era sempre sangue. Solo che era inginocchiato, e questo era male, perché Novedita il Sanguinario non si inginocchia davanti a nessuno. Le sue dita cercarono le crepe tra i mattoni del camino, insinuandosi tra di esse come radici di alberi antichi. Si tirò su e sorrise quando sentì che gli faceva male la gamba, perché il dolore era come legno che alimentava le fiamme. Qualcosa si muoveva di fronte a lui: uomini mascherati. Nemici. Cadaveri, dunque.

“Sei ferito, Uomo del Nord!” Gli occhi di quello più vicino brillarono al di sopra della maschera, mentre la lama scintillante dell’ascia danzava nell’aria. “Non vuoi ancora arrenderti?”.

“Ferito?” Novedita il Sanguinario gettò la testa all’indietro e scoppiò a ridere. “Te lo faccio vedere io chi cazzo è ferito!” 
 

Presentazione della Gargoyle:

“Logen Novedita, il famigerato barbaro, ha infine esaurito la sua fortuna. Coinvolto in una faida di troppo, senza più amici e con un futuro squallido, potrebbe essere l’ultima volta che guarda la morte in faccia. Ma saranno proprio i morti a offrirgli un’ultima opportunità – qualcuno, là fuori, ha ancora dei progetti per il Sanguinario.

Il capitano Jezal dan Luthar, modello di egoismo, ha in mente qualcosa di più pericoloso di semplici sogni di gloria. Ma la guerra è alle porte, gli eserciti si mobilitano e sui campi di battaglia del gelido Nord si combatte per regole ancora più cruente.

Glokta l’inquisitore, carnefice storpio, sarebbe contento di veder tornare Jezal in una cassa. D’altro canto, egli odia chiunque. Intessendo tradimenti nel cuore dell’Alleanza un po’ per volta, lascia poco spazio all’amicizia e la sua ultima scia di cadaveri potrebbe condurre dritto al cuore corrotto del governo… se soltanto potesse sopravvivere abbastanza da poterla seguire…”

 

IL RICHIAMO DELLE SPADErappresenta l’esordio dello scrittore britannico Joe Abercrombie, che ha così inaugurato nel 2006 la trilogia heroic fantasy della Prima Legge, pubblicata per intero, assieme a diversi standalone works ambientati nello stesso universo, dalla casa editrice Gargoyle. Come già suggerisce il titolo italiano (quello originale riprende una citazione omerica dall’Odissea), siamo di fronte a un libro dal ritmo elevato, senza lunghe pause, a tratti incalzante pieno com’è di azione e colpi di scena. Libro che raggiunge, a giudizio di chi scrive, livelli d’eccellenza nella caratterizzazione dei personaggi, simpatici e accattivanti, ciascuno a modo suo. L’insieme è supportato da uno stile conciso, essenziale ma non per questo meno evocativo, come traspare dall’ottima traduzione, curata da Benedetta Tavani.

La magia è ovviamente presente, regalando alcuni tra i momenti più suggestivi e visionari dell’opera, ma non è centrale nell’economia della storia, dando la precedenza alle vicende, non prive di una certa ironia, dei tre protagonisti principali: il micidiale e stanco guerriero Logen, lo spadaccino aristocratico Jezal e, soprattutto, il cinico inquisitore Glokta, figura memorabile, quintessenza del personaggio tormentato e sorprendente.

Questi tre fili narrativi, assieme ad altri, alla fine convergono, grazie soprattutto alle manovre del misterioso e longevo mago Bayaz, tornato da un secolare ritiro per contrastare una minaccia che, incarnata negli inquietanti Mangiatori, mira a distruggere un ordine millenario.

Lo scenario è quello ideale per una storia di tal genere: un mondo variegato e colorato, che in guerra si affida ancora alle spade in quanto la polvere da sparo è rara e guardata con sospetto. Per il resto domina una tecnologia di livello paragonabile al nostro XVII secolo, almeno nei territori della civilizzata Unione. Ben più barbaro e arretrato è il freddo e turbolento Nord, con le sue foreste e le sue creature forgiate da una magia antica, mentre oltre i mari del sud governa un crudele impero schiavista, plasmato su modelli mediorientali.

Come succede spesso con le opere prime, anche questo libro rappresenta una summa delle influenze cui l’autore è stato sottoposto: in campo letterario in primis l’opera del grande David Gemmell (1948-2006), maestro indiscusso del genere heroic fantasy. Un ruolo non trascurabile è stato svolto anche dagli studi universitari di psicologia, che hanno consentito allo scrittore nativo di Lancaster di creare personaggi credibili, ricchi di sfaccettature, ciascuno con caratteristiche uniche.

Interessante notare come il Regno Unito abbia dato i natali, nel decennio tra il 1964 e il 1974 circa, a una generazione di ottimi scrittori, che al genere fantasy, nell’accezione più ampia del termine, ha dato un contributo importante: Richard K. Morgan (1964), Jo Walton (1964), John Gwynne (1968), China Miéville (1970), Anthony Ryan (1970), Joe Abercrombie (1974), solo per fare alcuni nomi. Senza dimenticare ovviamente una certa J.K. Rowling (1965).

Con questo romanzo di Abercrombie siamo davanti ad un’opera corposa (tipica del genere fantasy degli ultimi anni, senza però l’ausilio delle onnipresenti mappe), divertente e scorrevole ma soprattutto intelligente, che non potrà non soddisfare gli appassionati che cercano trame classiche, avventurose, ma lungi dall’essere banali e scontate.

Joe ABERCROMBIE, IL RICHIAMO DELLE SPADE (The Blade Itself, 2006), trad. di Benedetta Tavani, Gargoyle, collana Gargoyle Extra, 679 pp., 2013.

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