Warrior – La vendetta del guerriero, di Antonio Lanzetta

Stefano Sacchini, sempre più specializzato nelle novità del fantasy, ci racconta le sue impressioni sul secondo romanzo del salernitano Antonio Lanzetta, uno dei giovani più promettenti del settore.

Solo quando si ammette di non avere più nulla da perdere, è possibile liberarsi dalla paura di vivere.

 

Dalla seconda di copertina:

Darius ha perso tutto.

La sua terra, Andurian, è caduta sotto la dominazione dell’Impero di Caio Settimo, sua madre è stata messa al rogo per aver guidato la resistenza e sua moglie e suo figlio sono state vittime di uno spaventoso incidente.

Così, in un mondo postmoderno soggiogato da un regime sanguinario che unisce tecnologie avanzate e schiavismo e nel quale gli umani si sono evoluti in nuove razze, Darius, ridotto in catene, si troverà costretto a combattere per puro spettacolo nelle arene di Xendria…”

 

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla copertina o dal titolo: WARRIOR – LA VENDETTA DEL GUERRIERO, del campano Antonio Lanzetta, non è un libro fantasy bensì di fantascienza.

Nonostante gli ammiccamenti al genere cappa e spada e le atmosfere a volte classicheggianti, nella storia di Lanzetta (al suo secondo romanzo, dopo il precedente Ulthemar – La forgia della vita) non c’è traccia di magia o soprannaturale e la vicenda si svolge in un futuro remoto, dopo che la Terra è stata devastata da un olocausto nucleare. Nel turbinio di azioni e colpi di scena non mancano mutanti, aeronavi ed esoscheletri.

Innanzitutto si deve segnalare lo stile. Rapido, essenziale, conciso, esalta le numerose scene di combattimento, quasi sempre all’arma bianca. Si nota che la lezione tratta dai maestri è stata recepita. Il background dello scrittore, come si evince dai ringraziamenti, è di tutto rispetto: Wolfe, Brooks, Heinlein, ai quali chi scrive aggiunge Moorcock. Purtroppo alcuni autori nostrani sfornano libri su libri, ma non conoscono granché i grandi del genere fantastico. Non è questo il caso.

La storia è un classico evergreen: la vendetta muove le azioni del protagonista sino alla resa dei conti finale. Per pescare al di fuori della fantascienza, viene in mente il film “Il gladiatore” di Ridley Scott. I parallelismi sono molti, a partire dalle sfide mortali nell’arena.

I protagonisti sono monolitici nelle loro personalità. Darius non tentenna mai; il vecchio saggio guida l’eroe e cerca di coronare così una vita dedicata alla lotta contro l’oppressione; la ragazza indifesa e menomata si scopre avere poteri speciali; il gigante brutto ma simpatico è un fedele compagno del protagonista in mille sfide. E non si può non menzionare il cattivo, che più cattivo non si può: l’imperatore ricorda da vicino Darth Vader di Star Wars (anche visivamente) e porta il nome d’origine latina di Caio Settimo. A tale proposito, diversi sono i richiami all’antichità romana.

Molte grandi storie sono popolate da archetipi e quindi non è necessariamente un difetto se tali personaggi sembrano tagliati con l’accetta. Tutti, indifferentemente, sono al servizio della storia la quale è adrenalinica dal primo all’ultimo paragrafo, con pause limitate e rari momenti di riflessione. Il personaggio più intrigante è il principe Morrein, l’unico a imboccare un percorso evolutivo vero e proprio, a mostrare incertezze sul proprio essere, ad avere dei rimorsi per le azioni compiute. Fosse stato anche l’imperatore Caio Settimo meno coerente nella propria malvagità, il romanzo ne avrebbe guadagnato.

Dubbi maggiori riguardano il “celion”, la sostanza che muove la politica espansionista dell’impero. All’interno di un romanzo fantasy non sarebbero sorti problemi sulla sua natura. Essendo il romanzo di fantascienza, i puristi potrebbero sollevare obiezioni sulle origini poco chiare di questo prezioso minerale. Le spiegazioni date dall’autore non soddisfano pienamente.

Anche il cenno che il popolo dei Daelish, affini per certi versi ai tradizionali vampiri, esisteva prima della distruzione atomica – e non è una mutazione successiva – pone una serie di domande. Qualche riga in più avrebbe fatto piacere.

Ma la maggior critica va al titolo: perché WARRIOR? Non era sufficiente LA VENDETTA DEL GUERRIERO? Un titolo anglofono non ha senso nell’economia della storia.

Il romanzo, nel complesso piacevole, è consigliato a chi cerca azione, lettura scorrevole e ambientazioni che ricordano la science fantasy di un tempo.

Antonio LANZETTA, WARRIOR – LA VENDETTA DEL GUERRIERO, La Corte Editore, collana Labyrinth, 224 pp., 2013, prezzo € 15,90.

Nessuna risposta

  1. Antonio Lanzetta ha detto:

    Grazie Antonello! Per quanto riguarda il seguito, be'… chissà…

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