Fantascienza della crudeltà, a cura di Roberta Rambelli

Ospitiamo con piacere la prima recensione sul nostro blog di Marco Corda, amico e appassionato milanese, che ci parla qui di quella che è forse l’antologia più famosa  uscita nel nostro paese, la leggendaria Fantascienza della crudeltà, curata nel lontano 1965 da Roberta Rambelli  (con traduzioni sue, di Ugo Malaguti, e di Luigi Cozzi, per Lerici Editori, Milano).

SP

 

Elenco dei racconti contenuti:

Lo spaziale – Ray BRADBURY

Capitan Manicomio – Harry HARRISON

Cavebordo – Eric Frank RUSSELL

Tutti i miei fantasmi – Robert A. HEINLEIN

Un mondo proprio perduto -Theodore STURGEON

L’educazione di Tigress Macardle – Cyril M. KORNBLUTH

Domani e domani e domani – Kurt jr. VONNEGUT

Il gioco delle ombre – Clifford D. SIMAK

Tutti i guai del mondo – Isaac ASIMOV

Il tunnel sotto il mondo – Frederik POHL

La ricerca di Sant’Aquino – Anthony BOUCHER

Perché sono un popolo geloso – Lester DEL REY

Tiro al piccione – Luigi COZZI e Ugo MALAGUTI

Homo Abnegus – William TENN

Il Magazzino dei Mondi – Robert SHECKLEY

Nell’ormai lontano 1965, in piena “space age”, in un Paese ancora inebriato dal boom economico e sostanzialmente ancora ai margini dei movimenti di presa di coscienza sociale e politica europei e nordamericani, Roberta Rambelli, in compagnia di un piccolo quanto agguerrito manipolo di illuminati (leggasi Ugo Malaguti e Luigi Cozzi) curò una coraggiosa e “crudele”, per l’epoca ed il contesto nazionale, antologia di 15 racconti di cui 13 inediti per l’Italia , e, con tutta probabilità, per l’occasione espressamente tradotti; e 3: “Tutti i guai del mondo” “Il magazzino dei Mondi” e l’autoctono “Tiro al piccione”, già pubblicati ma scelti, almeno i primi due, a motivo del loro riconosciuto valore.

L’intento dichiarato: mostrare, nella maniera più impattante e sconvolgente, al pubblico italiano come la FS, a dispetto di uno svecchiamento prevalentemente formale allora in corso nell’editoria nazionale di riferimento, fosse altrove già pervenuta, dopo un percorso evolutivo tumultuoso e nemmeno poi così lungo, ad una fase di maturazione tale da collocarla, a buon diritto, nella nobiltà letteraria, potendo essa per giunta contare su alcune peculiarità che le conferiscono dei vantaggi rispetto ai generi tradizionali.

Per comprendere quanto questa operazione editoriale potesse essere allora destabilizzante dobbiamo tenere presente come la cultura ufficiale nazionale considerasse (e tuttora, seppur non più in modo unanime e preclusivo, consideri) la letteratura fantascientifica un genere minore relegato, salvo eccezioni destinate comunque a rimanere isolate, al puro intrattenimento, e come fosse quindi impensabile che essa potesse addirittura concepirne l’avvenuto salto qualitativo altrove verificatosi, ossia la capacità di affrontare tematiche sociologiche e antropologiche che sono, col senno di poi, nemmeno il punto di approdo finale (l’ulteriore e, forse, conclusivo passo fu la fantascienza di introspezione, a quel tempo presente in uno stadio embrionale ed inconsapevole).

Sì è poc’anzi detto di peculiarità che hanno avvantaggiato e ancora avvantaggiano la fantascienza rispetto ad altri generi.

Innanzitutto la possibilità di una visione prospettica che, avvalendosi di ambientazioni e situazioni avveneristiche o aliene, denuncia, con toni che possono essere pacati o appassionati, crudeli o cinici, satireggianti o umoristici e demistificatori, le contraddizioni, i problemi ed i mali del presente, permettendo in via iniziale un più agevole ed intuitivo accesso al quadro generale cui far seguire una più attenta riflessione e analisi.

In secondo luogo la capacità di descrivere ed analizzare, in via ipotetica, gli sviluppi, fino anche alle estreme conseguenze, delle dinamiche sociali, politiche, etiche, religiose, morali e sessuali di stretta attualità, inerenti sia la sfera collettiva che quella individuale, attenuandone però l’impatto emotivo e la possibile reazione di rifiuto, di scandalo ed il rischio di censura o perfino autocensura preventiva, grazie allo stratagemma di fingere, di parlare di qualcosa che non c’è, che è remoto nel futuro oppure alieno nel senso di altro, estraneo, lontano da noi quindi non così imminente; sostanzialmente innocuo e perciò tollerabile. Una formula tuttora efficace, nonostante l’ormai consolidata abitudine ad un approccio alla realtà crudo ed immediato, potendo la FS sempre contare sulla umana necessità emotiva di giovarsi del “sense of wonder” che, stravolgendo artificialmente i paradigmi della nostra quotidianità, ci permette di coglierne nuove implicazioni.

“Crudeltà” quindi è stata il principale criterio antologico per alcuni tra i più pregnanti e validi racconti che il panorama letterario fantascientifico avesse fino ad allora proposto. Molteplici e spesso articolate sono le tematiche. Per citarne solo alcune: il problema della sovrappopolazione, la criticità delle politiche di controllo delle nascite, la scarsità di risorse dovuta all’eccessivo sfruttamento dell’ambiente, lo scontro generazionale, il conformismo ed il nichilismo, la discriminazione e l’ambiguità sessuale, le implicazioni della genetica, la religione e le mistificazioni da essa attuate, l’intelligenza artificiale e la sua umanizzazione, la disumanità della società dei consumi, la guerra e l’antimilitarismo. Tematiche che ogni racconto articola con diverse suggestioni, alcune risolte, in modo spiazzante e provocatorio come è tipico della Fantascienza, altre lasciate volutamente o necessariamente aperte. Come è tipico della Fantascienza.

Marco Corda

 

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